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Tamponi rapidi Covid, a Milano e in Lombardia medici e farmacie non pronti

Ritardi burocratici per l'effettuazione su larga scala dei tamponi rapidi di diagnostica del Covid

Da quasi due mesi si parla, in Lombardia, di tamponi rapidi antigenici per la diagnosi del Covid. Il 7 ottobre la direzione Welfare regionale ha annunciato l'avvio dell'uso di questi strumeenti per le scuole e i pronto soccorso, ma anche l'acquisto di un milione e 200 mila pezzi destinati alla cittadinanza, in consegna tra fine ottobre e inizio novembre.

Risale ancora ad ottobre una nota tecnica del Ministero della Salute che, accogliendo i tamponi rapidi, indica per chi sono preferibili rispetto ai tamponi tradizionali. Il vantaggio principale è l'esito in circa un quarto d'ora, con il "contro" di essere meno preciso: potrebbe non individuare chi è solo debolmente positivo al Covid-19, perché cerca le proteine del virus e queste, per essere individuate, devono essere un certo numero. La minor precisione fa sì che, in caso di positività al tampone rapido, ci si debba poi sottoporre al tampone tradizionale. La nota tecnica suggeriva il tampone rapido come "prima scelta" soprattutto per i contatti stretti asintomatici di persone già individuate come positive al virus.

Una apposita delibera di Regione Lombardia ha poi autorizzato l'uso dei tamponi rapidi per la popolazione. Era inizio di novembre. Da allora, medici e pediatri di base così come farmacie aderenti avrebbero potuto sottoporre le persone al tampone rapido. Avrebbero potuto, appunto. Perché di fatto, a Milano, questo non sta avvenendo. Da una parte, molti medici non ritengono abbastanza sicuro effettuare il tampone rapido all'interno dello studio medico; questo si potrebbe ovviare (ed era nei piani) strutturando alcuni luoghi in modo che ospitassero i medici intenzionati a effettuare il test sui propri pazienti. 

Nei fatti, però, i medici non hanno ancora incominciato ad effettuare i tamponi rapidi. Questo sarebbe dovuto alla mancanza di una ordinanza regionale che confermi un protocollo formalmente stilato tra Ordine dei medici e Regione Lombardia. Dall'altra parte, anche le farmacie non hanno i test antigenici. Anche in questo caso il ritardo sembra eminentemente burocratico. Per garantire l'effettuazione in sicurezza dei tamponi in farmacia occorre infatti stabilire precise procedure. Importante per esempio è individuare nei pressi della farmacia un luogo in cui effettuare il tampone. Manca ancora una intesa generale tra le farmacie lombarde e la Regione. Le farmacie possono però, già ora, "candidarsi" a offrire il servizio con un modulo online, comunicando la disponibilità alla propria Ats di riferimento, per poi ottenere il via libera.

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