Coronavirus

Il Tar boccia quarantena lunga per giovane pallavolista

A presentare ricorso era stato il padre della ragazzina, che è avvocato

Repertorio (foto Ansa)

Non è possibile imporre la quarantena lunga, di 14 giorni, "senza una motivazione rafforzata". A deciderlo è stato il Tar a cui il padre di una ragazzina di 13 anni, giocatrice di pallavolo a livello agonistico, aveva presentato ricorso dopo che Ats Milano, stabilendo un periodo di isolamento lungo due settimane, l'aveva costretta a saltare diversi allenamenti e la partita.

Perché le Ats locali possano prolungare i giorni di quarantena, secondo il tribunale, è necessario un motivo specifico, viceversa si vanno a violare "diritti fondamentali quali la libertà di circolazione e la libertà di espressione del minore". La ragazzina, una studentessa della scuola media di Paderno Dugnano (Milano), era finita in isolamento lo scorso 6 maggio dopo che, come i suoi compagni di classe, era entrata in contatto con una persona positiva. Ma il padre, il legale Marco Fusari, ha presentato e vinto un ricorso urgente al Tar per consentirle di interrompere la quarantena dopo dieci giorni e un test con esito negativo.

Visto che la richiesta del genitore è stata accolta, peraltro nel giro di meno di 24 ore, la minorenne potrà tornare a uscire e praticare sport. A determinare il parere positivo del Tar il fatto che "le linee guida dettate dal ministero della Salute in materia di gestione dei contatti con casi Covid prevedono che i contatti stretti di casi confermati e identificati dalle autorità sanitarie devono osservare, in alternativa al periodo di quarantena di 14 giorni dall’ultima esposizione al caso, un periodo di quarantena di 10 giorni dall’ultima esposizione con un test antigenico o molecolare negativo effettuato il decimo giorno". Questa possibilità era stata però negata da Ats Milano senza che venisse fornita una giustificazione.

Il decreto siglato dal presidente del Tar Domenico Giordano si limita a stabilire la possibilità di 'accorciare la quarantena' limitandosi al singolo caso per il quale è stato fatto ricorso, tuttavia costituisce comunque un precedente per episodi analoghi nei quali, oltre che delle esigenze dettate dalla pandemia, è necessario tenere conto anche del diritto alla libertà dei ragazzi e dei bambini.


 

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