Scala, 20 milioni persi per lockdown. E col numero chiuso potrebbe non riaprire

Sarebbe di 200 persone (tra pubblico, artisti e lavoratori) il numero massimo di persone in sala. Troppo poche per alcuni allestimenti. I dettagli

Rischia seriamente di non riaprire il Teatro alla Scala. Il Governo ha stabilito che i teatri e i cinema potranno riaprire le sale il 15 giugno, in largo anticipo rispetto a quanto temevano gli operatori del settore, ma le regole (rigidissime) diffuse dal Ministero della Sanità rischiano di pregiudicare l'effettiva riapertura. Diversi cinema e teatri in Italia, considerando che a metà giugno le stagioni sono ormai teoricamente finite e il pubblico preferisce trascorrere le proprie serate all'aperto, hanno già preso la decisione di rimandare tutto a settembre, ma per i teatri lirici le cose sono ancora più complicate perché da un lato gli spettacoli hanno un elevato costo di produzione, dall'altro le persone coinvolte sono numerose.

Rispetto alla normale capienza, la Scala dovrebe limitare a circa 200 persone il numero massimo di presenti, compresi i tecnici, i musicisti, gli artisti. Questo significa che alcuni allestimenti non potrebbero semplicemente essere rappresentati, perché solo con chi è al lavoro si raggiunge o addirittura si supera il tetto massimo. Ma anche "riducendo al massimo" le produzioni, gli spettatori potrebbero essere troppo pochi per raggiungere un risultato positivo in termini di incassi.

E se la Scala, in quanto ente lirico di rilevanza nazionale, ottiene ingenti sovvenzioni pubbliche e gode anche di importanti sponsorizzazioni private, comunque non può rinunciare del tutto (o quasi) all'introito dei biglietti e degli abbonamenti, senza contare il fatto che uno spettacolo dal vivo senza pubblico (o quasi) è di per sé snaturato. Senza contare che, se vigerà davvero l'obbligo di mascherina anche per gli artisti, sarà impossibile ad esempio suonare gli strumenti a fiato o cantare.

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Il consiglio d'amministrazione riceverà a breve una stima di perdite di 50 mila euro al giorno se riaprirà rispettando integralmente le linee guida fissate dal Ministero della Sanità. Che si aggiungono a qualcosa come venti milioni di euro di mancati incassi durante il lockdown, che per i teatri è iniziato praticamente subito dopo la scoperta dei primi pazienti positivi al Covid-19, quindi a febbraio. A quel punto il cda dovrà prendere una decisione, insieme al sovrintendente Dominique Meyer (che, fresco di nomina, assumerà pienamente il ruolo nel 2021).

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