Coronavirus, le terapie intensive lombarde sono piene: "Ora libereremo altri posti"

Parla il coordinatore delle terapie intensive lombarde: "125 posti occupati su 125"

"È la velocità con cui i numeri crescono che fa spavento e questo ci deve portare a prendere rapidamente i provvedimenti del caso". Musica e testo di Antonio Pesenti, direttore del dipartimento di rianimazione del Policlinico e coordinatore delle terapie intensive nell’Unità di crisi della regione Lombardia per l’emergenza Coronavirus. Un'emergenza che sta travolgendo, di nuovo, Milano e tutta la regione come testimoniano proprio i numeri. 

"Oggi io so che i 125 posti di terapia intensiva a disposizione in Lombardia sono tutti occupati e quindi anche oggi probabilmente apriremo nuovi letti - ha spiegato il dottore mercoledì mattina ad Agorà, sui Rai3 -. A stamattina abbiamo 125 posti attivi in Lombardia di cui 125 occupati. Pieno è una definizione un po' strana, ma abbiamo occupato tutti i posti che avevamo pensato di rendere liberi e quindi ora ne libereremo e occuperemo altri - ha ribadito -. In Lombardia possiamo arrivare a 1.400 posti di terapia intensiva, ma sarebbe una scelta molto difficile ed emergenziale dedicarli tutti ai covid come abbiamo fatto a marzo perché per farlo dovremmo bloccare tutta l'attività degli ospedali, ma ci sono anche altri malati". 

E quindi una mano potrebbe arrivare dall'ospedale in Fiera, allestito proprio per l'emergenza covid e pronto a essere attivato. "La strategia della regione è questa - ha chiarito Pesenti -. Aprire la Fiera ci porterà 150 posti in più, ovviamente progressivamente perché è inutile aprirli tutti insieme. Li apriremo a blocchi di 14 per volta", ha sottolineato il coordinatore delle terapie intensive lombarde. "Li apriremo il prima possibile, che vuol dire a giorni, non a settimane", ha assicurato. 

Lo stesso Pesenti ha poi tracciato una sua linea per la gestione dell'epidemia: "Il coprifuoco è uno dei provvedimenti, penso che bisogna fare di più, rifare di più ma evitando il lockdown. Sappiamo che ci sono difficoltà nei tracciamenti. I mezzi pubblici sono uno dei problemi, ma bisogna limitare i rischi allo stretto necessario perché l'obiettivo è minimizzare i rischi e il coprifuoco è una delle mosse per farlo", ha detto. E ancora: "Si deve lavorare di più sul territorio, tanti pazienti hanno difficoltà a fare l'isolamento domiciliare. Ci sono persone che vivono in 6 in 40 metri quadrati e lì fare l'isolamento domiciliare è molto difficile - la riflessione del medico -. Per proteggere tutti bisogna operare più efficacemente sul territorio. Bisogna - ha concluso - attrezzare qualcosa per isolare i positivi senza che infettino gli altri". 

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