Coronavirus

Galli ancora scettico sulla terza dose: "Nessuna prova che serva"

Il professore: "Bene invece il green pass, che permette maggiore sicurezza"

L'infettivologo Massimo Galli

L'infettivologo Massimo Galli, primario del Sacco (Milano), studioso e voce importante durante la pandemia, continua ad essere scettico sulla terza dose di vaccino anti-covid. "La situazione generale in Italia mi sembra stia migliorando, ma qualche errore anche marchiano continua ad esserci, anche da parte di alcune persone del mondo scientifico. Come quando è stato scritto e viene ripetuto, in base a non si bene quali studi, che la protezione assicurata dal vaccino scade a nove mesi dalla somministrazione della seconda dose. E che quindi è necessaria la terza dose", riportano così le agenzie il suo parere. Ma già nei giorni scorso aveva espresso in tv le medesime perplessità.

"Mi sento di affermare con tutta tranquillità - continua il professore - che chi dice questo, chi invoca la terza dose e parla di minore protezione immunitaria dopo nove mesi, probabilmente non ha presente che con questa affermazione sta dicendo anche che scadono di conseguenza i vaccini e la protezione di tutti coloro che si sono vaccinati per primi, a gennaio. Quindi i sanitari come me, poi i fragili, gli anziani. Insomma sono affermazioni da fare, pensando anche alle conseguenze pratiche e a un piano di azione, prima di buttar lì un'idea".

"Dico che non c'è uno straccio di prova scientifica o di studio articolato che dimostri la necessità di fare la terza dose. Non è uscito nulla, finora. E dire che la copertura scade, significa segnalare che ci sono diverse centinaia di migliaia di medici ed infermieri a cui a novembre scadrebbe la protezione e che devono essere vaccinati di nuovo. Questa cosa viene detta senza aver in testa che cosa esattamente fare per rimettere in moto la macchina mentre ancora non si è finito di vaccinare la popolazione italiana", prosegue.

Galli parla anche del green pass. E' d'accordo sul suo obbligo: "E' uno strumento fondamentale, un incentivo a vaccinarsi molto forte, quindi un elemento di riduzione di rischio per mettere le persone nelle condizioni di poter garantire la sicurezza a se stesse e agli altri". Detto questo l'andamento della campagna vaccinale, anche se c'è ancora un 20% della popolazione che non ha aderito, per il professore del Sacco, è soddisfacente e lascia pensare ad un autunno meno problematico di quello 2020: "Abbiamo molti vaccinati, il che vuol dire che, salvo cataclismi o cambiamenti delle caratteristiche del virus improbabili, non avremo gli ospedali pieni, le rianimazione piene. Detto questo bisogna vaccinare vaccinare vaccinare: abbiamo ancora molte infezioni e l'unico modo per impedire la circolazione del virus è la vaccinazione". 

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