Analisi non riconosciute e ferie 'obbligate' per i positivi: il pasticcio dei test sierologici in Atm

I test per i dipendenti di Atm nel caos: Ats non li riconosce e i lavoratori restano nel limbo

Chi risulta positivo resta a casa, ma senza nessun documento "ufficiale". A chi ancora non ha avuto risposte tocca lo stesso destino e anche per lui le carte "riconosciute" latitano. In tutto ciò di numeri ufficiali, di bilanci, non si vede neanche l'ombra. Sono un pasticcio i test sierologici ai quali i dipendenti Atm si stanno sottoponendo, su base volontaria, dallo scorso 7 maggio, quando è partita l'iniziativa voluta dal sindaco Beppe Sala in collaborazione con l'infettivologo dell'ospedale Sacco, Massimo Galli, per cercare di mappare quanti tra autisti e controllori siano venuti in contatto col Coronavirus

Che il "progetto" non fosse nato sotto una buona stella si era capito praticamente da subito. Il primo cittadino, infatti, aveva parlato di accordo con il Sacco, ma l'ospedale si era subito smarcato. Quindi era stato lo stesso dottor Galli a riconoscere che i test sarebbero stati fatti con il suo supporto personale e con l'aiuto della Statale. Poi, ciliegina sulla torta, dalla regione - che pure nelle scorse ore ha aperto ai test privati a pagamento - avevano fatto sapere che la "responsabilità è solo degli organizzatori". E alla fine, giusto per non farsi mancare nulla, lo stesso Sala si era scagliato contro la "balla" - così l'aveva definita - secondo cui il 60% degli autisti Atm era risultato positivo: il sindaco aveva smentito ma di numeri ufficiali non ne sono mai arrivati né dal comune, né da Atm. 

I test sierologici Atm non riconosciuti dai medici 

Nel rimpallo di responsabilità e difficoltà logistiche, però, adesso a pagare sono i lavoratori, che - in una nota firmata dal coordinamento Rsu - chiedono "urgenti chiarimenti". 

"In data 7 maggio è partito un progetto volto alla prevenzione dell'infezione da Coronavirus, con cui su base volontaria presso le strutture individuate da Atm, il lavoratore può effettuare un test sierologico per accertare un eventuale contatto con il virus", ricostruiscono. E fin qui tutto regolare. 

Però, c'è un però. "Con il risultato positivo del test sierologico rapido, il lavoratore attenendosi alle norme igienico sanitarie previste dai decreti ministeriali e dalle disposizioni di Atm, si presenta dal medico curante con la certificazione rilasciata dalla struttura". Ed è qui che sorgono i problemi: "Quest'ultimo non riconosce la documentazione rilasciata dall'ente, in quanto i test non sono riconosciuti dall'ats e dalle normative vigenti, non rilasciando di conseguenza il certificato medico".

Lavoratori Atm positivi senza certificato

In sostanza chi tra i lavoratori Atm risulta positivo al test - vuol dire che è entrato in contatto col virus, non che in quel momento sia effettivamente contagiato - non ha nessun documento ufficiale in mano, né tanto meno ottiene dal proprio medico un "aiuto" per essere sottoposto al tampone per verificare il suo stato di salute attuale perché il medico di medicina generale, come da disposizione del Pirellone, riconosce soltanto i test effettuati col prelievo e non quelli rapidi. "Il lavoratore si ritrova senza certificazione e senza la possibilità di lavorare perché l'azienda non gli permette il rientro prima di sette giorni", proseguono dalla Rsu.
 
E il pasticcio non è ancora completo. "Ci risulta inoltre che a causa dei ritardi degli esiti dei test, da giovedì, a distanza di una settimana, tutti i lavoratori coinvolti non sappiamo quando potranno rientrare al lavoro e quale sia il destino che li attende". 

Senza tampone e "costretti" alle ferie

Sì, perché c'è una beffa nella beffa. I lavoratori che risultano positivi al test sierologico, così come i colleghi in attesa di risultato, non possono chiaramente tornare al lavoro ma, in una sorta di labirinto senza uscita, si ritrovano senza nessun documento ufficiale che possa permettergli di avere il tampone - come era nei progetti di Sala e Galli - né di godere dei giorni di malattia riconosciuti dall'azienda. 

E a quel punto la soluzione è una ed una sola: sfruttare i propri giorni di ferie. "Riteniamo inaccettabile - mettono nero su bianco i dipendenti - che un lavoratore offertosi volontario si ritrovi in una situazione anche psicologica nella quale da un lato non può dimostrare e giustificare una patologia pericolosa come protocolli e normative prevedono e dall'altro, come soluzione ultima, si veda costretto ad utilizzare le proprie ferie".

A quel punto, chi non decide di "usare" le ferie, o magari non riesce a ottenere un certificato medico, potrebbe invece tornare al lavoro, con evidenti rischi per la salute propria e degli altri. 

"Atm - si legge in una nota della società - precisa che i suoi dipendenti in attesa di ricevere l'esito del tampone e del test sierologico, qualora riscontrassero criticità con il medico di base per il rilascio della certificazione di malattia, sono gestiti singolarmente caso per caso dall'Azienda senza recare alcun danno al lavoratore".

I pochi controlli a bordo 

E per chi continua a guidare bus e mezzi pubblici in giro per Milano, di problema ce n'è un altro. Numerosi conducenti, ascoltati da MilanoToday, raccontano infatti dei pochi, pochissimi controlli che vengono effettuati a bordo - soprattutto nelle ore serali - per far sì che i passeggeri rispettino le distanze e indossino mascherine e guanti, come previsto dalle ordinanze

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Così gli autisti si trovano spesso costretti a trasformarsi in "speaker" chiedendo ai viaggiatori di scendere o di munirsi di tutte le protezioni necessarie. Agli avvisi spesso, troppo spesso, fanno seguito insulti e minacce diretti proprio a quegli stessi autisti. 
 

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