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Test sierologici, la Regione contro i Comuni che vogliono fare da sé. Ma prepara il via libera ai laboratori privati

Polemiche anche internazionali: alcuni sindaci denunciano "ingerenze"

A metà aprile si promettevano test sierologici "di massa" in Lombardia e, addirittura, si prospettava una Fase 2 differenziata a seconda che si fosse risultati positivi agli anticorpi (e quindi "liberi" di uscire di casa) oppure no. Il piano era chiaro: 20 mila test al giorno a partire dal 21 aprile iniziando dagli operatori sanitari e da alcune province (non la Città metropolitana di Milano, almeno all'inizio), utilizzando il test del San Matteo di Pavia, distribuito dalla Diasorin. Altri test non sono stati validati e quindi né la Regione né l'Ats li ritengono ufficiali.

Questo significa, tra l'altro, che in caso di positività agli anticorpi con test non validati, alla persona non viene effettuato il tampone faringeo per indagare se il Coronavirus è ancora in circolo. La Regione Lombardia, su questo, è stata irremovibile. Anche mercoledì sera l'assessore al welfare Giulio Gallera ha preso le distanze (senza fare nomi) da chi sta organizzando i test sierologici in autonomia, primo tra tutti il Comune di Milano per i dipendenti di Atm in collaborazione con l'infettivologo Massimo Galli (Sacco e Statale). Gallera ha ricordato che l'unico test validato dalla Regione viene effettuato a chi (indicato da Ats) è in quarantena e ai suoi contatti.

Sulla questione del test sierologico si è aperta una polemica molto aspra nei giorni scorsi. Alcuni sindaci lombardi hanno avviato i test presso i loro concittadini. Nel Milanese è successo ad esempio a Cisliano e Segrate. Ma i casi esplosi a livello addirittura internazionale sono quelli di Robbio (Pavia) e Cocquio Trevisago (Varese), i cui sindaci hanno lamentato pressioni e ingerenze dai piani alti di Regione Lombardia per smettere di fare questi test, evitando così di "mettersi contro" la Regione. La conferenza dei sindaci dell'Alto Milanese, invece, ha rinunciato a proseguire sulla strada dei test in autonomia dopo che l'Ats competente ha detto loro che i risultati non sarebbero stati considerati ufficiali, visto che si trattava anche in quel caso di test non validati.

Il sindaco di Robbio, che ha 400 residenti positivi agli anticorpi, ha contrattaccato affermando che questi suoi concittadini sarebbero disposti a donare il plasma per curare malati di Covid-19, ma non è loro consentito perché appunto i test utilizzati non sono validati dalla Regione, nonostante siano accettati in altri territori. E ha rivelato di avere chiesto alla Diasorin di acquistare il loro test, l'unico validato al momento, ottenendo però un rifiuto. Nel frattempo, però, il Pirellone sta ragionando sulla possibilità di lasciare libere le strutture private di effettuare a pagamento i test sierologici, purché validati. Se ne saprà di più nei prossimi giorni.

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