Martedì, 21 Settembre 2021
Coronavirus

Coronavirus, a Milano quasi 130 nuovi contagiati in un giorno: oltre 5.100 casi totali

A Milano i contagi continuano a crescere. Ecco tutti gli aggiornamenti di venerdì in diretta

Non si ferma il coronavirus. I contagi stanno aumentando soprattuto a Milano dove nella giornata di venerdì 10 aprile si sono registrati 127 nuovi casi facendo schizzare il totale a 5106. Non va meglio nella Città Metropolitana dove, in termini numerici, c'è stato l'aumento più marcato di tutta la Regione: +269 casi, il totale è arrivato a quota 12.748.

La situazione non è più rosea in tutta la Regione dove a fronte di 9.372 tamponi sono state trovate 1.246 persone positive al virus (i casi totali sono diventati 56.048). Un aumento leggermente meno marcato rispetto a quello di giovedì quando i positivi erano stati 1.388 a fronte di 9.396 tamponi. I ricoverati negli ospedali lombardi sono 13.079 e 1.202 di questi si trova in terapia intensiva (34 in meno rispetto a giovedì). I morti sono arrivati a quota 10.238 e in sole 24 ore il virus ha ucciso 216 persone.

La curva regionale sta scendendo. Meglio: il virus sta progredendo con meno forza rispetto alla settimana scorsa. Il che non vuol dire che non ci sono più contagi, ma che l'agente patogeno arrivato dalla Cina sta rallentando la sua folle corsa.

Coronavirus, la situazione nelle province lombarde

Nella giornata di venerdì 10 aprile la Città Metropolitana Milanese è la provincia lombarda con più contagi (1.2748). Seguono Brescia (10.369), Bergamo (10.151), Cremona (4.562), Monza e Brianza (3.424), Pavia (2.963), Lodi (2.419), Mantova (2.355), Lecco (1.838), Como (1.686), Varese (1.589) e Sondrio (661).


Quarantena e lockdown fino al 3 maggio

E con ogni probabilità il weekend di Pasqua non sarà l'ultimo in casa. Dopo giorni di riflessione e confronti con tecnici e mondo scientifico, il governo ha infatti deciso: la quarantena e il lockdown per l'Italia saranno prolungati fino al 3 maggio

La scelta non è ancora stata ufficializzata, ma è diventata ufficiosa giovedì nella videoconferenza che ha messo attorno al tavolo regioni, Anci, Upi ed esecutivo. Il governo Conte ha sposato la linea prudente ed è certo che una riapertura troppo affrettata - come più volte sottolineato anche dai medici - significherebbe esporre il Paese a un rischio troppo grosso. 

Così, divieti e restrizioni, che finora sono in vigore fino al 13 aprile, lunedì di Pasquetta, saranno prolungati con un decreto fino a domenica 3 maggio. 

Maxi controlli per i ponti 

E che l'attenzione sia altissima sul rischio di una possibile nuove escalation dei contagi lo conferma una circolare del Viminale che rafforza in maniera ferrea i controlli per Pasqua e per i ponti del 25 aprile e del 1 maggio. 

"È del tutto evidente - scrive il capo di gabinetto del ministro Matteo Piantedosi - che, nell'attuale contesto non sarà possibile per la popolazione effettuare i consueti trasferimenti verso località a richiamo turistico" e dunque è necessario "dedicare la massima attenzione nella predisposizione di mirati piani di rafforzamento della vigilanza e del controllo" sia all'interno dei comuni sia tra località diverse, "compreso il divieto di recarsi nelle seconde case utilizzate per le vacanze". E le forze dell'ordine controlleranno i principali viali di Milano, ma anche gli accessi alle autostrade e alle tangenziali.

2 positivi in giro, 579 multati

Ma il numero dei "furbetti" resta ancora alto: stando a quanto riferito dalla Prefettura meneghina in una nota, 579 tra i controllati sono infatti stati multati - la sanzione parte da 400 euro - per "il mancato rispetto delle disposizioni sugli spostamenti per il contenimento del contagio per l'emergenza coronavirus". 

Una persona è stata denunciata per falsa attestazione - per aver mentito alle forze dell'ordine sul motivo della sua uscita - e altre due sono invece state denunciate perché positive e trovate in giro nonostante dovessero essere in quarantena. 

"Spesi 208 milioni"

Intanto c'è da registrare lo scontro, l'ennesimo, tra il governo di Roma e l'amministrazione lombarda. A innescare la miccia, nel pomeriggio di giovedì, era stato il capo della protezione civile nazionale, Angelo Borrelli, che aveva tenuto un incontro con il sindaco Beppe Sala e il ministro per gli affari regionali, Francesco Boccia. 

Al termine dell'appuntamento, Borrelli aveva parlato dei soldi spesi dal Pirellone, che saranno rimborsati dallo Stato: "A noi risulta dal confronto con il coordinamento delle Regioni che da Regione Lombardia siano stati spesi ad oggi 208 milioni di euro per l'acquisto di Dpi e apparecchiature medicali - aveva specificato il numero uno della protezione civile -. Di questo abbiamo chiesto di avere una rendicontazione. Non appena l'avremo, procederemo a trasferire alla regione le spese che sono state sostenute e riscontrate. Ad oggi non abbiamo alcuna rendicontazione". 

Gli aveva fatto eco anche Boccia: "La Regione Lombardia - aveva detto - ha avuto le garanzie che tutte le spese fatte sono assolutamente coperte dallo Stato centrale, ma era necessario rendicontare tutte le spese". 

"Spesi oltre 400 milioni"

A stretto giro di posta era arrivata la replica di Davide Caparini, assessore al bilancio lombardo. "Confermiamo - aveva chiarito - che la spesa sostenuta finora da Regione Lombardia è di oltre 400 milioni di euro". 

"La somma citata dal dottor Borrelli era l'ultima in possesso della Protezione civile a fine marzo e oggi la spesa ha raggiunto oltre 400 milioni di euro", aveva rivendicato Caparini, che in una nota aveva anche elencato tutti gli strumenti acquistati con quei soldi. 
 

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