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Vaccini Covid ai fragili: "La Regione li tuteli e li metta in cima alle priorità"

Non c'è ancora una data certa se non la notizia che si comincerà da quelli ospedalizzati

La data del vaccino anti Covid per i più fragili non c'è ancora; ma, almeno, il 10 marzo in Regione Lombardia se n'è parlato, sia in commissione sanità sia alla conferenza stampa con cui è stato presentato il protocollo per i vaccini nelle aziende. Eppure il piano nazionale vaccini, tuttora in vigore e mai modificato sul punto, prevede che le persone dai 60 ai 79 anni e quelle «con almeno una comorbidità cronica» sarebbero arrivate immediatamente dopo gli ultra 80enni, insieme agli «insegnanti ad alta priorità», prima del personale scolastico in genere e ben prima della vaccinazione di massa.

Sappiamo che poi è stata fatta la scelta di anticipare gli insegnanti, che in Lombardia si vaccinano contro il Covid dall'8 marzo. Una delle motivazioni è pratica: la disponibilità del vaccino AstraZeneca, al momento sconsigliabile per i malati gravi e per gli over 65enni anche se, per questi ultimi, il via libera è arrivato proprio il 10 marzo. Un'altra motivazione è di opportunità: da più parti si pensa che vaccinare gli insegnanti sia una priorità sociale per la ripartenza delle scuole.

Resta il fatto che i malati, i cronici, gli immunodepressi con meno di 80 anni per ora "restano al palo". Almeno in Lombardia, perché in altre Regioni, dalla Toscana, al Lazio, dall'Abruzzo all'Emilia Romagna, sono partite le prenotazioni e, in alcuni casi, le somministrazioni del vaccino anti Covid. 

Il 10 marzo sono arrivate da Regione Lombardia le prime risposte: si partirà quando sarà attivo il sistema informatico delle Poste, che dovrebbe essere più efficiente rispetto a quello di Aria (l'ultimo caso: 900 prenotazioni per il vaccino al Niguarda in un giorno, di cui 300 sbagliate, e code interminabili di anziani come risultato). Ma è stato anche annunciato che si partirà con i fragili attualmente ospedalizzati. «Alle persone portatrici di disabilità grave o gravissima seguite a domicilio, invece, è stato assicurato che riceveranno il vaccino, ma non è ancora stata stabilita una data di inizio», commenta amareggiata la consigliera regionale del Pd Paola Bocci.

«Mancanza di attenzione inspiegabile»

«Sono le categorie più a rischio - prosegue Bocci -, possono contrarre il Covid più facilmente e ammalarsi con complicanze molto più gravi degli altri, perché non hanno difese immunitarie sufficienti. La pandemia li ha già particolarmente colpiti, portandoli ad affrontare un’esperienza faticosa e dolorosa, fisicamente ed emotivamente, spesso in condizioni di isolamento, per autotutelarsi».

Di qui l'appello alla giunta lombarda: «Chiedo ancora una volta a chi governa Regione Lombardia di dare priorità, nella vaccinazione anti-Covid, a questi pazienti, a chi è affetto da patologie che provocano immunodepressione e immunodeficienza, così come ai disabili gravi e gravissimi e ai loro caregiver. Sono persone che non possono aspettare e non è giusto che lo facciano. Non mi so proprio spiegare questo ritardo e questa mancanza di attenzione verso i più fragili».

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