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No vaccini dalla Regione ai medici del privato, la ribellione: «Stessi errori, sanità di serie A e B»

I medici (ordine e sindacato) si ribellano alla decisione di Regione Lombardia di non includere, come in passato, i sanitari del privato nel piano vaccini

Prosegue la polemica sulla mancata vaccinazione anti influenzale per i medici e i sanitari delle strutture private convenzionate. La Regione Lombardia, contrariamente agli anni scorsi, li ha esclusi dal piano di vaccinazione che dovrebbe partire a breve, forse per l'alto numero di persone che si prevede di vaccinare quest'anno; ma è d'altra parte più importante del solito vaccinare anche coloro che si occupano della salute dei cittadini. 

Martedì il consiglio regionale ha bocciato (con 39 No e 35 Sì) una mozione di +Europa/Radicali che chiedeva proprio di includere i medici e i sanitari del privato convenzionato nel piano vaccini, contrariamente a una circolare regionale del 17 agosto che li escludeva. «E' una questione di salute pubblica», si era espresso il radicale Michele Usuelli, a sua volta medico (di un ospedale pubblico: lavora in Mangiagalli). Ma non è riuscito a convincere i colleghi.

Ordine medici: «Sanità di serie A e di serie B»

Ora però i medici si ribellano. Parla di sanità di serie A e di serie B Roberto Carlo Rossi, presidente dell'ordine dei medici di Milano: «Una vera e propria discriminazione. Teniamo presente che, nelle condizioni attuali, è impossibile procurarsi il vaccino anche pagandolo. Ecco perché condanno inesorabilmente un simile atteggiamento, perché il valore della sanità è un elemento cardine della Costituzione e non si distingue tra cittadini pubblici o privati, tra una sanità di serie A ed una di serie B, ma unicamente in favore del bene della collettività a prescindere, quando ci sono situazioni estreme come quella che stiamo vivendo, anche dai budget e dalle economie di bilancio».

«Un medico che si ammala con sintomi infuenzali e che deve essere tolto dal servizio, sia che lavori in un ospedale pubblico che privato, è un medico in meno nella lotta al covid-19 e per questo chiedo di modifcare quanto scritto nella circolare e tutelare anche i colleghi che lavorano nel settore privato», conclude Rossi.

Sindacato medici: «Decisione miope, si ripetono stessi errori»

Quella di escludere dal piano vaccini i medici del privato accreditato, per Maria Teresa Zocchi, esponente del sindacato Riscatto Medico, è «una decisione miope, che crea un’inaccettabile disparità di trattamento tra medici, in egual modo impegnati a fronteggiare l’emergenza covid. Per le aziende ospedaliere private e private convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale, si pone il problema di reperire le dosi del vaccino da somministrare a medici e infermieri. Dosi oggi praticamente introvabili anche a pagamento». 

Secondo Zocchi si ripete la discriminazione del pieno della pandemia, «quando ai medici del territorio non sono stati forniti  camici e mascherine. I medici di medicina generale sono stati costretti a operare "a mani nude", mettendo in pericolo la propria vita». Per non dire che l'ordine milanese, fin dal 23 febbraio, al primo caso di covid in Italia (e in Lombardia), aveva chiesto alla Regione «semplici interventi per affrontare la situazione. Nel pieno della pandemia, la prima fornitura da parte di Ats è stata di 10 mascherine chirurgiche», conclude Zocchi.

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