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Dubbi e paure per la variante indiana del coronavirus

Gli esperti lombardi spiegano perché in Italia non si può ancora parlare di allarme

Negli ultimi giorni a fare paura sul fronte pandemia, oltre alle ormai "classiche" varianti, per così dire, è saltata fuori anche la ormai ribattezzata variante indiana, che nel Paese asiatico ha aggravato ulteriormente la situazione. 

Sulla variante indiana al momento non sappiamo niente

Maria Rita Gismondo, microbiologa dell'ospedale Sacco di Milano, ha detto che "dobbiamo abituarci ad avere sempre nuove varianti" di Sars-CoV-2. Il coronavirus pandemico "ha cominciato a mutare dalla sua prima comparsa, è un virus a Rna e continuerà a mutare". Sentita dall'Adnkronos Salute sulla variante indiana, la esperta dell'ospedale milanese spiega che quello indiano è un mutante ancora da studiare, "perché al momento non sappiamo assolutamente niente" di certo.

"Stiamo approfondendo le ricerche per capire meglio cosa questa variante possa comportare", spiega la direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze del Sacco, precisando che "l'attuale situazione dell'India non può essere correlata esclusivamente a una variante che peraltro nel Paese" asiatico "sta circolando nel 10% dei casi. Bisogna continuare a osservare il virus - esorta la scienziata - continuare a studiare le varianti che ci propone ed eventualmente aggiornare i vaccini a mano a mano che il virus cambia, cosa che è già stata decisa" e su cui le aziende produttrici sono già impegnate.

Vaccini covid, cosa cambia con la variante indiana

La variante indiana di Sars-CoV-2 "di sicuro ci piace poco perché ha due mutazioni nella proteina Spike, l'uncino" che il coronavirus utilizza per attaccare le cellule bersaglio, "che rendono più facile l'inserimento all'interno dell'organismo". Tuttavia "è necessario fare ancora alcune valutazioni" su questo mutante virale, spiega ad 'Agorà' su Rai3 Fabrizio Pregliasco, virologo dell'università Statale di Milano.

Da un lato, precisa l'esperto, bisognerà "capire se e quanto" questa variante "è più contagiosa" rispetto al virus originale, "come sembra". E poi sarà necessario chiarire se sfugge ai vaccini e da questo punto di vista "sembrerebbe, in particolare da uno studio israeliano sul vaccino Pfizer, che una capacità di protezione, seppur ridotta, ci sia. Questo rilancia la fondamentale esigenza di procedere il più velocemente possibile con le vaccinazioni", ammonisce Pregliasco.

Il virologo approva la decisione annunciata dal ministro della Salute, Roberto Speranza, sul blocco degli ingressi dall'India: "È una scelta precauzionale che condivido", commenta, anche "alla luce della situazione epidemiologica indiana, che sicuramente vede in questa recrudescenza terribile" di covid-19 "che stanno vivendo anche una riapertura eccessiva in quel contesto e difficoltà organizzative".

Niente allarmi per la variante indiana

In Italia "non ci sono motivi di allarme per la variante indiana del virus Sars-Cov2. Quello che sta succedendo in India" con news drammatiche in arrivo dal Paese e "con il grande aumento dei casi, non è dimostrato che sia dovuto esclusivamente a questa variante. Sappiamo che nel Paese circolano, come in tutti i Paesi, moltissime varianti. Il problema dell'India è che si tratta di un Paese con una densità di popolazione molto elevata e che a rafforzare le misure di contenimento fa fatica. La situazione indiana è completamente diversa dalla nostra". Lo spiega all'Adnkronos il virologo Giovanni Maga, direttore dell'Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia.

Maga ricorda, inoltre, che queste varianti "circolano da mesi, ma nei Paesi occidentali ci sono stati pochissimi casi. E non ci sono nemmeno segnali che ci sia un'espansione in atto".

La variante indiana, quindi, "non sembra in grado, in alcun modo, di cambiare il quadro della nostra epidemia. Dobbiamo ricordare che siamo in una situazione in cui c'è un virus che circola ancora in maniera significativa, il ceppo dominante è quello inglese che sappiamo essere più contagioso. Quello che serve, ed è sufficiente, è mantenere le regole di prudenza. Con mascherina, distanziamento e igiene. Questo ci si protegge contro qualsiasi variante", conclude Maga.

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