"Un paziente covid ogni 3 minuti": viaggio nel pronto soccorso del San Raffaele

"Abbiamo aspettato anche due ore prima di poter far entrare i pazienti", afferma un soccorritore

Ps del san Raffaele (foto Dragotto/MilanoToday)

"La situazione sta peggiorando, i pazienti che prima sarebbero stati portati negli ospedali di Milano, ora vengono trasportati fino, ad esempio, a Ponte San Pietro, nella Bergamasca. Questo perché i posti letto stanno finendo". A dirlo a MilanoToday è uno dei soccorritori del 118 che si trovano davanti al pronto soccorso dell'ospedale San Raffaele di Milano.

Quello che emerge dalle testimonianze di chi lavora in prima linea è un quadro non ancora drammatico ma sicuramente molto serio. A giorni, infatti, si deciderà sul lockdown per Milano, una delle città più colpite dalla seconda ondata di epidemia covid-19 in Italia. Attualmente, in città, i dati parlano di 878 positivi ogni 100mila abitanti. "In questi giorni quello che percepiamo noi - evidenzia il soccorritore - è una situazione più grave ma che potrebbe rimanere così senza peggiorare. La condizione dei pazienti a cui prestiamo le prime cure per poi portarli in ospedale è migliore rispetto alla scorsa primavera".

"Questo - spiega il volontario - perché prima le persone rimanevano a casa anche se il loro quadro clinico si aggravava. Adesso si rivolgono di più ai pronto soccorso e soprattutto i medici di base sono più preparati nel prescrivere terapie da somministrare direttamente a casa, che hanno effetti positivi. Quindi i livelli di saturazione dei contagiati che ricorrono al 118 non sono così gravi per fortuna. Ci sono poi alcuni pazienti a cui i medici di base prescrivono il ricovero anche se potrebbero curarsi al domicilio".

"In generale comunque - chiarisce il soccorritore - per il numero di casi da gestire siamo in affanno con le ambulanze, che per il momento non sono state potenziate. Succede che non ci siano letti in reparto e allora le nostre barelle li sostituiscono momentaneamente. Ci è capitato di dover aspettare anche due ore prima di poter far ricoverare il paziente che avevamo soccorso".

"C'è un grosso flusso - dice uno dei medici fuori dal pronto soccorso per una brevissima pausa -. Non è facile gestire i pazienti covid, facciamo fatica a collocarli. Solo una piccola parte di loro è grave, ma per il resto sono comunque bisognosi di ricovero".

"C'è stata un'ascesa più rapida rispetto alla scorsa primavera - conferma un'infermiera mentre beve al volo un caffè nella sala d'attesa - ma all'inizio i pazienti erano meno gravi. Questa settimana la situazione è peggiorata. L'indicazione che possiamo dare è quella di usare sempre le mascherine in modo corretto e di evitare i luoghi affollati. Ogni tre minuti qui arriva un'ambulanza e dentro c'è almeno un paziente covid".

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