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Covid, Zangrillo (San Raffaele) ci riprova: «4 pazienti Covid al giorno, basta coi titoli ad effetto»

Secondo il primario di terapia intensiva e rianimazione, «un elevato numero di contagi non è necessariamente emergenza sanitaria»

In quasi "silenzio stampa" dopo diverse polemiche, Alberto Zangrillo, primario di terapia intensiva e rianimazione del San Raffaele di Milano, prova a rendere nuovamente pubblica la sua dose di "ottimismo" riguardo alla situazione del Covid. La Lombardia, dopo il periodo natalizio, "rientra" nella "scala cromatica" col colore arancione, che significa divieto di uscire dal proprio Comune ma anche bar e ristoranti chiusi (se non per l'asporto e la consegna a domicilio), senza più la "mitigazione" delle visite a parenti e amici, consentite solo fino al 6 gennaio. 

«Le strutture sanitarie della mia regione non sono in sofferenza», ha dichiarato Zangrillo. «Dal 22 dicembre nel mio ospedale ricoveriamo una media di quattro pazienti Covid al giorno. I medici sul territorio fanno la loro parte e purtroppo continuano a morire molte persone indipendentemente dall'infezione virale».

«Tanti contagi non sono automaticamente un'emergenza»

«Un elevato numero di contagi - ha aggiunto - non si traduce necessariamente in un'emergenza sanitaria. Convivere con i virus, non con il virus richiede: nervi saldi, grande attenzione ai numeri della clinica, profilassi vaccinale con un piano realistico e non utopistico, credere nell'azione di un sistema sanitario che si occupi con tempestività e rigore di tutte le patologie. Basta con i titoli ad effetto dei media che servono solo a disorientare, spaventare e proporre banalità».

Nuovo Dpcm: con 250 positivi ogni 100 mila abitanti scatterà la zona rossa

Intanto è allo studio il nuovo Dpcm, che entrerà in vigore da sabato 16 gennaio. Tra le novità, quella di portare direttamente in zona rossa le Regioni con una incidenza settimanale di contagi di almeno 250 persone positive ogni 100 mila abitanti. Un parametro nuovo, finora non considerato. Che "supera" anche l'indice Rt, le cui soglie sono state appena abbassate (con 1 si entra in zona arancione, con 1,25 in zona rossa).

La Lombardia è altamente a rischio zona rossa, come aveva annunciato il presidente Attilio Fontana per giustificare la scelta di tenere chiuse le scuole superiori della Regione fino al 24 gennaio. «Io sono un povero medico ospedaliero che si preoccupa di gestire con tempestività e qualità la diagnosi e la terapia della patologia. Ma credo che la mitigazione dell'incidenza di patologie gravi da infezione virale dipenda nell'ordine: da cure corrette e tempestive, dalla responsabilità di ognuno e solo in casi estremi si debba applicare la misura coercitiva su base cromatica», ha concluso Zangrillo.

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