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Immagine repertorio

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"Che figata salvare vite mentre sciacalli sparano caz** in tv": polemica sul Tweet di Zangrillo

Continua il dissidio tra virologi. E Massimo Galli risponde: "Parole che non mi toccano, io di malati ne vedo da 44 anni, sono un medico in ospedale"

"Grazie cari amici. Grazie al mio splendido gruppo. Che figata salvare vite umane mentre gli sciacalli che non hanno mai tenuto la mano a un malato sparano cazzate in televisione". Con queste parole il primario del San Raffaele Alberto Zangrillo aveva risposto su Twitter a un utente che lo ringraziava per il suo lavoro con una paziente le cui condizioni finalmente stavano migliorando. La sua affermazione però ha riacceso una polemica sul ruolo dei virologi che ormai va avanti da mesi.

I toni non troppo velatamente provocatori di Zangrillo non sono sfuggiti ai suoi colleghi e neanche a molti iscritti al social network. Se qualcuno gli ha dato ragione, molti altri hanno definito imbarazzante la sua affermazione, incitandolo a dimettersi e ricordando la sua frase dello scorso maggio, quando aveva detto che che il coronavirus era clinicamente morto. In tanti poi hanno criticato il linguaggio del primario, sottolineando anche come salvare vite per un medico non sia una "figata", ma un dovere.

A rispondere a Zangrillo è anche Massimo Galli, responsabile di malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, che con lui ha avuto diversi confronti televisivi.  "Non ho intenzione di commentare quello che dice il professor Zangrillo, avrà i suoi motivi per fare le sue affermazioni. Io di malati ne vedo da 44 anni, sono un medico in ospedale - e vedo ha aggiunto Galli - pazienti con patologie più affini a quelle che vede Zangrillo, occupandomi di malattie infettive. Non mi sento toccato da queste affermazioni. Sono anche stanco di alimentare contrapposizioni che sono diventate oggetto di satire tra me e il professor Zangrillo, mi sembra fuori luogo. Di contrappormi non mi è mai importato nulla".

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