Lombardia zona rossa, 'guerra' col governo: "Dati delle regioni, non ignorino la gravità"

Il ministro della Salute replica a Fontana: "Surreale che si ignori la gravità dei dati"

Regione Lombardia chiama, ad alta voce. Il governo risponde, con lo stesso tono. È guerra aperta tra il Pirellone e l'esecutivo dopo la decisione di trasformare la Lombardia in zona rossa imponendo così di fatto un nuovo lockdown per tentare di arginare l'epidemia di coronavirus. 

Dopo il j'accuse arrivato mercoledì sera dal presidente lombardo Attilio Fontana - che parlato di "schiaffo in faccia" da parte del premier Giuseppe Conte -, giovedì mattina è arrivata la replica, indiretta, del ministro della Salute, Roberto Speranza. Da Roma hanno infatti voluto rispondere al governatore e ai suoi colleghi - di Piemonte e Calabria in testa - particolarmente critici nei confronti del nuovo Dpcm. 

"Le Regioni alimentano i dati con cui la cabina di regia effettua il monitoraggio dal mese di maggio. Nella cabina di regia ci sono tre rappresentanti indicati dalle Regioni. È surreale che anziché assumersi la loro parte di responsabilità ci sia chi faccia finta di ignorare la gravità dei dati che riguardano i propri territori", la "bomba" di Speranza, che ha così voluto sottolineare che i dati utilizzati per dividere l'Italia nelle tre fasce di rischio arrivano proprio dalle stesse regioni. "Serve unità e responsabilità. Non polemiche inutili", l'appello conclusivo del ministro della Salute. 

La bordata di Di Maio 

Poco dopo, con un lungo post su Facebook, nella polemica è intervenuto anche il ministro degli Esteri, e compagno di governo di Speranza, Luigi Di Maio. "Ieri è stato annunciato il nuovo dpcm in cui sono state inserite ulteriori restrizioni e una divisione a fasce del Paese, perché ogni area ha le sue specificità e un suo sistema sanitario in grado di rispondere a un determinato trend di contagi. Ora, io comprendo tutto, comprendo la sofferenza delle famiglie, la difficoltà delle imprese e di chi ha una attività. È tutto comprensibile. La medesima situazione la viviamo tutti: la vivono i nostri parenti, i nostri cari, i nostri amici. C’è una pandemia e mezzo pianeta è chiuso per lockdown. Le persone muoiono. Ci sono 50enni che finiscono in terapia intensiva. Ecco, il quadro è abbastanza chiaro a tutti, ciononostante sono stato il primo a dire che le piazze vanno ascoltate perché ci sono proteste e proteste, non sono tutte uguali - ha scritto -. Ma una cosa, lasciatemela dire, non la comprendo, mi dispiace". 

"Non capisco adesso questo atteggiamento scontroso e caotico da parte di alcune Regioni e di alcuni Comuni, che oggi dicono il contrario di ciò che dicevano il giorno prima. Bisogna chiudere, poi no, poi sì, poi lo sconcerto per aver chiuso. Giorni fa reclamavano più autonomia e oggi vogliono meno responsabilità. Ma si può? - la domanda retorica di Di Maio -. È dall’inizio della seconda ondata che va avanti questa tiritera. Ormai la pandemia è un terreno di scontro politico. È inaccettabile. Questo virus ci sta mettendo davanti agli occhi molti problemi. Uno di questi è anche l’organizzazione dello Stato. Così non funziona. Siamo in una emergenza che non ha precedenti nella storia e c’è chi si sente un proconsole invece che un presidente di Regione. È uno spettacolo indecoroso. Bisogna cambiare e uno dei primi passi da compiere una volta usciti dalla pandemia dovrà essere quello di semplificare e riorganizzare lo Stato. Servono responsabilità, testa e unità. Ho sempre detto che serve un dialogo e lo ribadisco ancora una volta. Ma - ha concluso - domandiamoci che immagine stiamo dando al Paese".

Le lamentele di Fontana

Ad accendere lo scontro, già nel pomeriggio di mercoledì, era stato proprio Fontana, particolarmente contrariato dal fatto che il governo fosse al lavoro su dati "vecchi di 10 giorni". 

"Comunicare ai lombardi e alla Lombardia, all’ora di cena, che la nostra regione è relegata in fascia rossa senza una motivazione valida e credibile non solo è grave, ma inaccettabile", il duro attacco che il governatore nella tarda serata di mercoledì ha affidato a una nota. 

"A rendere ancor più incomprensibile questa decisione del Governo sono i dati attraverso i quali viene adottata: informazioni vecchie di dieci giorni che non tengono conto dell’attuale situazione epidemiologica", ha proseguito il presidente della regione. “Le richieste formulate dalla Regione Lombardia, ieri e oggi, dunque - ha concluso Fontana - non sono state neppure prese in considerazione. Uno schiaffo in faccia alla Lombardia e a tutti i lombardi. Un modo di comportarsi che la mia gente non merita”.

Prima ancora che arrivasse l'ufficialità della Lombardia come zona rossa, Fontana si era già fatto sentire. "Le valutazioni devono essere fatte sulla base di dati aggiornati ad oggi, tenendo conto delle restrizioni già adottate in Lombardia, dei sacrifici già fatti dai lombardi in questi dieci giorni per contenere la diffusione del virus, e dai quali registriamo un primo miglioramento", aveva detto nel primo pomeriggio quasi a voler far pressing sull'esecutivo e sul comitato tecnico scientifico, che ha poi deciso le fasce di ogni regione in base a 21 criteri. 

Nelle stesse ore anche il sindaco di Milano, Beppe Sala, aveva chiesto all'esecutivo più "presenza". "Caro Governo, sono le 6 di sera, un bar milanese sta chiudendo e ancora non sa se alle 6 di domani mattina potrà riaprire. Quando glielo facciamo sapere?", aveva scritto su twitter il primo cittadino. 

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