Eleonora Dragotto

Opinioni

Eleonora Dragotto

Giornalista MilanoToday

Porta Venezia

Il ritorno al futuro (senza auto) di corso Buenos Aires

La polemica dopo l'annuncio di Maran sulle piante (che toglierebbero i parcheggi) è solo l'ultima di una lunga serie. Perchè diminuire la circolazione di auto ci farebbe solo bene

Corso Buenos Aires agli inizi del Novecento: e se fosse un ritorno al passato?

Meno caos avrebbe creato l'assessore Maran se al posto di annunciare dei "test su strada verso gli alberi" in corso Buenos Aires, avesse pronunciato la memorabile frase del Gladiatore di Ridley Scott, "al mio segnale, scatenate l'inferno". Gli inferi dei social (e non solo) come di consueto si sono spalancati per inghiottire la timida proposta di aumentare lo spazio per i pedoni a scapito, udite udite, di quello per i parcheggi. Il copione è sempre lo stesso, perché a Milano quando si scrive 'green' e 'sostenibile', molti leggono 'fighetto' e 'radical chic'. E andare in bici nell'immaginario di chi guarda con orrore alle nuove ciclabili create dalla giunta di Sala è una prerogativa per i privilegiati che vivono in centro.

Sul fronte opposto, chi invece ha nel portafogli il santino di Greta Thunberg, quando ha letto le critiche mosse al piano di allargare i marciapiedi di Buenos Aires è stato molto tentato di liquidarle come l'espressione di una destra retrograda ferma al concetto di mobilità degli anni '60. Ma anche questo è un travisamento della realtà: se è vero che chi predente di andare in bici in città in sicurezza (e coltiva una passione per le zone pedonali) non ha necessariamente la residenza in via Fiori Chiari, nemmeno si può affermare che chi invece piange la perdita dei parcheggi sia per forza un nostalgico delle auto in piazza Duomo (o un potenziale elettore di Trump). 

Facendo un passo indietro, il piano della discordia anticipato dall'assessore parla di un test in vista di lavori che prevedono l'allargamento dei marciapiedi con la posa di alberi in vaso a livello strada. Ma a far pulsare la vena in testa a diversi milanesi è stata l'invetabile conseguenza, ovvero che la sosta in corso Buenos Aires verrà eliminata (mentre la ciclabile protagonista degli incubi notturni di De Corato sarà mantenuta). Il progetto si inserisce in quello più ampio di una riqualificazione (quanto mai attesa) della zona, che vedrà anche un volto completamente nuovo per piazzale Loreto. 

I cittadini che strizzano l'occhio alle città del nord Europa leggendo del progetto in Buenos Aires si sono chiesti, ma perché, a questo punto, non rendere il corso pedonale come avvenuto intorno al 2010 nella bellissima Paolo Sarpi? Mentre quelli che già davanti alla pista ciclabile strizzano entrambi gli occhi, ma per chiuderli e non vederla, dopo il post di Maran non si sono più trattenuti. Loro portavoce, Andrea Mascaretti (FdI), dicendosi sbigottito, ha parlato di “follia”. Mentre altri rappresentanti dell'opposizione in Comune hanno citato il grande classico dell'accanimento "ideologico". La Lega, poi, si è portata avanti e prevede di creare un referendum contro le piste ciclabili (alla faccia della nuova linea europeista di Salvini).

Ridurre il traffico e l'inquinamento e aumentare le zone verdi urbane è un'esigenza che in realtà più che dalle ideologie è dettata dalle statistiche - tra le più recenti quelle dello studio di Cittadini per l'aria denunciano 1500 milanesi all'anno morti per biossido d'azoto. La mobilità sostenibile, però, è davvero per tutti? Potenzialmente sì, Milano potrebbe tranquillamente aspirare al modello Amsterdam, una città che qualche decennio fa non aveva affatto le decina di migliaia biclette che oggi la attraversano ogni giorno, ma che è riuscita a diventare il luogo simbolo delle due ruote grazie a investimenti mirati. Resta il fatto che a oggi non tutti riescono a spostarsi utilizzando mezzi pubblici, biciclette, monopattini o altri veicoli non inquinanti. E se in parte, sicuramente, c'è anche un tema di mentalità (ve ne abbiamo parlato qui), la responsabilità non può essere scaricata tutta sui cittadini. Il cambiamento deve arrivare anche dall'alto e paradossalmente quello proposto fino ad ora dall'amministrazione di Sala è troppo poco radicale. Perché si smetta di ammalarsi e morire a causa dell'inquinamento, è necessario che a Milano tutti (anche e soprattutto quelli che vengono da fuori città) siano messi in condizione di scegliere una mobilità ecosostenibile. Lo si può fare in molti modi, estendendo l'orario delle metropolitane alla fascia notturna; creando parcheggi sicuri per bici e percorsi ciclabili che colleghino Milano con l'hinterland; incoraggiando le aziende a premiare i dipendenti che utilizzano soluzioni green e di sharing per raggiungere gli uffici; e facendo sì che operatori dei trasporti come Trenord potenzino le corse per biciclette e pendolari. Diversi sono i piani che vanno già in questa direzione, ma per accontentare tutti bisogna fare scelte ancora più coraggiose e premere il piede sull'acceleratore. E se si potesse tenerlo sui pedali della mitica DeLorean di 'Ritorno al futuro', si immaginerebbe che l'antico passato - senza auto - di corso Buenos Aires potrebbe rivivere nel suo avvenire migliore.

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