Niente cortei per il Coronavirus, salta quello studentesco: mini corteo alternativo in bici

Lo hanno messo in atto alcuni studenti: "Coronavirus, ambiente, transfemminismo facce della stessa medaglia"

Foto Cantiere

Niente cortei a Milano per il Coronavirus: e allora venerdì 6 marzo è andata in scena una "mini" protesta ambientalista. Alcuni studenti si sono travestiiti con completi verdi e sono scesi per le strade, pressoché deserte.

"Venerdì 6 marzo era prevista una manifestazione studentesca contro le violenze di genere e le devastazioni ambientali, due facce dello stesso sistema che distrugge il nostro futuro - si legge sulla pagina Facebook del Coordinamento dei Collettivi Studenteschi -. Purtroppo non è stato possibile ritrovarci tutti assieme come previsto, ma gli studenti e le studentesse del coordinamento sono scesi in piazza perché se Milano può fermarsi per il Coronavirus, avrebbe dovuto farlo anche per lo sciopero transfemminista e dovrà farlo anche per abbattere l'inquinamento dell'aria, il consumo di suolo, l'uso di combustibili fossili. Abbiamo deciso di far comunque sentire la nostra voce perché nonostante l'emergenza sanitaria, questi problemi rimangono reali: Rise up 4 future".

In sella alle loro biciclette i ragazzi si sono fermati davanti alle scuole Boccioni e Severi: "Le scuole non hanno fondi e strumenti per garantire continuità didattica, non hanno avuto nessuna capacità di fare seria informazione sul Coronavirus, lasciando ognuno di noi da solo, ad informarsi su Google senza nessuna garanzia. Sono le stesse scuole che anche aperte non contemplano educazione ecologica o sessuale nei propri programmi".

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Gli studenti, continuando poi sotto il palazzo della regione Lombardia, hanno denunciato: "Da questo palazzo abbiamo visto passare tutte le peggiori responsabilità della gestione coronavirus: tagli alla sanità pubblica in favore della privata negli ultimi decenni, razzismo e sinofobia, allarmismo gratuito senza corretta informazione. Il vero antidoto? Investire in scuole, sanità e ricerca". Il giro è poi proseguito verso il cavalcavia di via Bussa, all'esterno di una delle sedi di Eni gas e luce ed infine in corso Buenos Aires "simbolo della fast fashion".

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