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Il centro distrutto dopo una rivolta

Il centro distrutto dopo una rivolta

La denuncia degli avvocati penalisti di Milano: "Al Cpr di via Corelli situazione disumana"

La Camera Penale di Milano ha voluto mettere in luce la totale inadeguatezza della struttura ricordando la giornata mondiale dei diritti umani

"Denunciare ancora una volta la situazione di assoluta inadeguatezza dei Centri per il Rimpatrio dislocati su tutto il territorio nazionale ed in particolare quello di via Corelli a Milano". È la volonta espressa dalla Camera Penale di Milano in occasione della giornata mondiale dei diritti umani.

"Il signor Prefetto di Milano - hanno chiesto i penalisti milanesi in riferimento al Cpr del capoluogo lombardo - attraverso gli uffici competenti, intervenga con la massima urgenza per garantire l'adempimento e l'adeguatezza dei servizi di assistenza medica e assicurare i fondamentali diritti delle persone".

"Si rincorrono da giorni notizie allarmanti - si legge in una nota degli avvocati -. Destano preoccupazione anche le condizioni igienico sanitarie e la difficoltà di esercizio del diritto di difesa, fortemente compromesso anche dalle limitazioni legate alla pandemia. In relazione alla situazione pandemica attuale, sono state da più parti evidenziate criticità legate alla struttura che non consentono adeguate misure di isolamento in caso di positività: è notizia della scorsa settimana la messa in quarantena dell'intero Centro a causa dell'impossibilità di trattare con l'isolamento i casi positivi rilevati. Detta chiusura totale comporta una grave compromissione del diritto di difesa dei 'ristretti'".

Milano, le associazioni: "Con il covid, al Cpr di via Corelli stanno violando il diritto di difesa"

"L'inadeguatezza della struttura di Milano - hanno concluso i penalisti - è stata evidenziata anche dai diversi operatori che svolgono la propria attività all'interno del Centro, che hanno segnalato la situazione esplosiva che sono costretti a gestire quotidianamente". Nei giorni scorsi, infatti, le associazioni Asgi, Naga, LasciateCientrare e Mai più Lager - No ai Cpr avevano messo in luce come in via Corelli si stessero violando diversi diritti umani, tra i quali il diritto alla difesa. Nella serata del 6 dicembre, esasperati dalle condizioni in cui sono obbligati a vivere, i migranti avevano dato vita a una rivolta dando fuoco ai materassi. A innescare la protesta sembra ci sia stato il tentativo di suicidio da parte di un ragazzo detenuto nel centro.

Ma quella di domenica non è certo stata la prima rivolta al Cpr di via Corelli. Ormai non si contano più i tentativi di questo tipo, più o meno organizzati. L'ultimo episodio prima di domenica 6 dicembre era avvenuto venerdì 20 novembre. I sindacati di polizia hanno più volte denunciato la "situazione surreale" all'interno dell'edificio nato per ospitare i migranti in attesa di rimpatrio.

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