Eleonora Dragotto

Opinioni

Eleonora Dragotto

Giornalista MilanoToday

Se a nessuno frega del Cpr-lager è perché siamo potenziali Eichmann

Quando il male vive vicino a noi, può bastare chiudere gli occhi per farlo scomparire

Quando la filosofa e all'epoca inviata del New Yorker, Hannah Arendt assistette al processo al funzionario della Germania nazista Adolf Eichmann a Gerusalemme scoprì una fondamentale verità sull'origine del male. Le azioni più aberranti e deplorevoli, spesso, vengono commesse da persone normalissime. Uomini e donne mediocri come Eichmann, considerato uno dei maggiori responsabili operativi dello sterminio degli ebrei, colpevoli principalmente di essere inconsapevoli delle proprie azioni. Colpevoli, di fronte all'orrore, di voltarsi dall'altra parte per posare nuovamente lo sguardo sulla rassicurante normalità della propria piccola vita. Esattamente quello che accade con il Centro per il rimpatrio di via Corelli, di cui nonostante denunce, rivolte e innumerevoli proteste non sembra importare proprio a nessuno. 

Nel 2021 in Italia per fortuna non abbiamo campi di concentramento. Anche se il nostro Mediterraneo si è trasformato in un enorme cimitero che non pare conoscere limiti di capienza. Nel 2021 a Milano per fortuna non abbiamo deportazioni basate sulla provenienza etnica. Anche se proprio in città esiste un luogo dove si viene detenuti, in un regime di gran lunga peggiore rispetto a quello del carcere, senza aver alcuna colpa se non quella di venire dal paese sbagliato. L'esistenza del Cpr di Milano è nota a tutti, ma sono davvero in pochi a preoccuparsene. Sono rimaste inascoltate le proteste dei cittadini che già nel 2019 gridavano il proprio no a questo lager cittadino; vengono costantemente dimenticate le continue rivolte dei detenuti (che definirli ospiti sarebbe davvero sarcastico), i quali spinti dalla disperazione in passato hanno anche tentato la fuga, talvolta rimanendo feriti; sono caduti nel vuoto i moniti di chi dopo le proteste avvertiva "poteva finire in tragedia". Il male, notava l'ebrea tedesca naturalizzata statunitense, Hannah Arendt, è qualcosa di molto banale: Eichmann, considerato responsabile del genocidio nazista, quasi svenne quando gli venne mostrata un'esecuzione in un campo di concentramento. Eppure, evitando accuratamente di testimoniare alle uccisioni, continuò a collaborare alla loro organizzazione. La conclusione del saggio della filosofa, intitolato 'La banalità del male: Eichmann a Gerusalemme', è che a far compiere a persone ordinarie azioni spietate è la mancanza di riflessione, memoria e autoconsapevolezza. 

Anche quando le barbarie abitano vicino a casa nostra, a volte basta davvero soltanto volgere lo sguardo, distrarre la mente. Così si possono facilmente ignorare le fiamme degli incendi appiccati ai materassi dai reclusi del Cpr di via Corelli; è possibile mettere a tacere i dubbi dei poliziotti che vi lavorano (i quali hanno più volte messo in luce una situazione di estremo pericolo), così come la denuncia degli avvocati su una "situazione disumana" e gli appelli lanciati dagli stessi operatori del centro, sconvolti dal fatto che persone senza alcuna colpa vengano trattate "come bestie feroci". E ancora si può far finta che sia solo un'illusione anche la lunga scia di sangue ripresa nei giorni scorsi all'interno dalla struttura da qualcuno che era riuscito a rientrare in possesso del proprio smartphone - che, come scrive Mai più Lager no Cpr, viene puntualmente e illeggittimamente sequestrato - e a liberarlo dallo scotch con il quale la telecamera viene coperta. Con uno sforzo in più è possibile ignorare anche i morti come Musa Balde, suicida al Cpr di Torino dove era finito dopo essere stato massacrato a sprangate a Ventimiglia da tre cittadini italiani. Eichamann riuscì a trascorrere una vita relativamente tranquilla, anche se alla fine venne condannato all'impiccagione. Ma noi sicuramente saremo più fortunati.

Si parla di

Se a nessuno frega del Cpr-lager è perché siamo potenziali Eichmann

MilanoToday è in caricamento