Milano, Sala dubbioso sul centro per i rimpatri: "Troppi 90 giorni" (E il Pd va contro il Pd)

Le parole di Beppe Sala sul Cpr di via Corelli. Mercoledì manifestazione della maggioranza

Il Cpr di via Corelli

Né sì, né no. Il sindaco di Milano, Beppe Sala, non si schiera - per ora - sul Cpr di via Corelli, il centro per i rimpatri che ospiterà migranti senza documenti in attesa del rimpatrio e che nei giorni scorsi ha aperto le porte dopo una lunga attesa. 

"Non voglio contestare la decisione del Governo e mi voglio fidare della gestione del Prefetto, però qualcosa da puntualizzare c’è: innanzitutto Milano è sempre stata molto attiva con i rimpatri. Dalla Prefettura, a parte quest’anno che è stato un po’ anomalo, ho sempre ricevuto dei numeri significativi. Quindi non è vero che noi non facciamo rimpatri", ha commentato martedì sera il primo cittadino di Milano, che comunque evidentemente non si è detto soddisfatto, ma neanche contrario. 

"Secondo aspetto è che una volta che è aperto deve funzionare in un certo modo. Quindi è necessario che le tutele ci siano. Ho già detto al Prefetto che nel momento in cui il sistema è messo in funzione ed è a regime vorrò visitarlo con lui per rendermi conto della situazione. La regola dice che la permanenza dev’essere di massimo 90 giorni. Sono troppi oggettivamente. Se è un centro per il rimpatrio non credo che si possa andare oltre i 30 giorni - ha sottolineato Sala -. Quindi anche di questo parlerò con il Prefetto, che però ha sempre avuto un atteggiamento saggio e collaborativo e non ho dubbio che anche in questo frangente continuerà a lavorare in questo modo".

C'è chi dice no

Qualcuno che dice no, però, c'è. Sono i consiglieri di maggioranza, molti dei quali a firma Pd, che per mercoledì hanno organizzato una protesta fuori dal Cpr discutendo così la decisione del governo, che "ospita" il Pd nella maggioranza. 

"Una decisione sbagliata e ingiusta rimane sbagliata e ingiusta a prescindere da chi la prende e la mette in pratica. E perciò, come ci siamo fortemente opposti al provvedimento dell’ex Ministro Salvini con cui, ormai quasi 2 anni fa, veniva disposta la chiusura del centro di accoglienza straordinaria di Via Corelli per trasformarlo in un Cpr  così oggi censuriamo nella maniera più ferma possibile la decisione dell’attuale Governo di permettere che il Cpr apra", hanno spiegato i promotori dell'iniziativa. 

"È grave - hanno sottolineato - che il Governo non senta la necessità di impedire che entri in funzione un carcere amministrativo, questo nei fatti è un Cpr, in cui persone che non hanno commesso reati possano rimanervi detenute per un periodo lungo fino a 6 mesi. E tutto ciò anche in contrasto con un Ordine del Giorno approvato dal Consiglio comunale di Milano già il 12 novembre 2018, con cui si chiedeva al Governo, all’epoca a guida Lega-MS5, di mantenere il centro di Via Corelli come Cas o di trasformarlo in un luogo per accogliere persone in emergenza abitativa".

"Uno scempio"

In effetti per finire in un Cpr non serve commettere reati, ma "basta" non essere in possesso dei documenti per il permesso di soggiorno: da lì scatta la "detenzione" nel centro in attesa del rimpatrio. Una "forzatura" anche secondo la rete "Mai più lager - No Cpr", che ha già convocato per il 2 ottobre una protesta fuori dalla Prefettura. 

"Nemmeno a chi ha commesso i peggiori reati sono riservate condizioni di detenzione così dure. Nel centro di via Corelli - hanno spiegato gli attivisti annunciando la manifestazione - saranno rinchiuse persone che non hanno un documento in regola e non hanno commesso reati".

"Questa macchia - l'avvertimento dei cittadini che non ci stanno - peserà su chi nei prossimi mesi ci chiederà il voto antifascista, si proporrà come modello di accoglienza e argine alle destre. In piena continuità con le politiche razziste di Matteo Salvini la ministra dell'interno Luciana Lamorgese ha dato il suo assenso a questo scempio".

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