Milano, un altro sfregio nazifascista: croci celtiche sul bar, "come i topolini di notte"

Succede in un locale in piazza Berlinguer. Poche ore prima scritte per il duce allo Stadera

Le croci celtiche sul bar

Di nuovo con le bombolette. Di nuovo di notte. Di nuovo con una chiara matrice. Altro sfregio nazisfascista a Milano, dove alcune croci celtiche tracciate con una bomboletta rossa sono comparse sulle facciata di un bar che fino a martedì era chiuso per ferie. 

È successo al "Gogol and Company", che si trova tra via Solari e piazza Berlingue. "Siamo rimasti chiusi solo una decina di giorni, ma a qualcuno evidentemente siamo mancati", hanno denunciato dal locale senza perdere il sarcasmo. "Noi comunque siamo qui - hanno assicurato -, libri, vino e birra come sempre".

"Gogol and Company è venuta alla luce il giorno del solstizio dell’estate 2010 dopo quasi un decennio di idee appuntate su block-notes, di notti passate insieme a immaginare, di giorni al lavoro per imparare ciò che facciamo. Crediamo nella condivisione. Siamo un luogo di cultura indipendente, un presidio sociale, un posto dove restare - è la descrizione del locale fatta dagli stessi titolari -. La libreria, la caffetteria e lo spazio espositivo sono le nostre tre anime e si muovono in parallelo per raccontare quello che siamo". 

"Succede in agosto, quando un piccolo gruppo di topolini esce di notte nell’oscurità. Senza farsi vedere, verificheremo, imbrattano l’esterno di un locale in piazza Enrico Berlinguer - il commento amareggiato dell'assessore del Municipio 6, Sergio Meazzi, e del presidente Santo Minniti -. Sono 4 croci celtiche retaggio di un passato sconfitto dalla storia e dalla popolazione che qualche imbecille vorrebbe provare a riproporre. Piena solidarietà del Municipio6 ai proprietari e ai lavoratori del locale che è un centro di aggregazione culturale importante nel quartiere. Le provocazioni fasciste non le accettiamo le combattiamo", hanno assicurato. 

L'altro sfregio 

E non è la prima volta negli ultimi giorni che Milano diventa teatro di una "provocazione fascista". Poche ore prima qualcosa di molto simile era accaduto in via Neera, a poco più di 3 chilometri di distanza da piazza Berlinguer. 

Qualcuno aveva pensato bene di tracciare scritte inneggianti al duce sui muri accanto alla parrocchia e sulle saracinesche. Il primo a ripulire era stata don Davide, che di quella parrocchia è il "capo" e che quella parrocchia l'ha sempre voluta aperta e inclusiva. 

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“Quello che è accaduto - aveva sottolineato Silvia Roggiani, segretaria metropolitana del Pd - è espressione di un pericoloso clima di intolleranza che solletica un odioso passato, una minaccia per la civile e democratica convivenza fra le persone, e un oltraggio ai valori di una città Medaglia d’Oro alla Resistenza”.
 

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