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"Vogliono un italiano": a Milano si può perdere il lavoro per il colore della pelle

La storia di un 40enne delle Mauritius scartato dopo un colloquio soltanto per le sue origini

L'inglese e il francese li parla perfettamente e in italiano si esprime fluentemente, senza nessun problema. È a Milano da 14 anni, da quando ha percorso gli oltre 8mila chilometri che dividono l'Italia da casa sua, alla ricerca di una vita migliore. Così, casa sua è diventata questa e i suoi bimbi sono nati sotto la Madonnina, praticamente sono italiani. E milanesi. Eppure lui oggi deve ancora sentirsi dire quelle quattro parole che fanno male al fisico e all'animo: "Qui vogliono un italiano". Lui, 40enne delle Mauritius, italiano non lo è. Non sulla carta. E tanto è bastato perché nonostante un colloquio andato bene, quel lavoro restasse poco più che un miraggio a causa di un misto di razzismo e pregiudizio. 

La disavventura dell'uomo, che già lavora come custode in un palazzo in zona Pagano, è iniziata qualche giorno fa, quando - dopo aver letto un annuncio - si è candidato come portiere per un palazzo in zona Repubblica, a due passi dai grattacieli di Porta Nuova. "Ho fatto un colloquio con uno dei custodi, è andato tutto bene. Lui stesso mi ha detto che era andato tutto perfettamente", racconta a MilanoToday il 40enne delle Mauritius. Però, c'è un però. "Alla fine mi ha detto che 'qui vogliono un italiano' e io non ho avuto quel lavoro", ammette l'uomo. "Lasci il tuo Paese, vivi qua, paghi anche le tasse qua e alla fine ti trattano così", dice con tanta amarezza nella voce. "Ho deciso di raccontare tutto perché almeno le persone sanno che oggi succede ancora qualcosa del genere", confessa. 

E non è la prima volta che gli accade. Non è la prima volta che viene discriminato per le sue origini, per le sue tradizioni, per il colore della sua pelle. A luglio scorso, quando suo figlio aveva soltanto pochi mesi, era stato scelto come nuovo custode di un palazzo in zona Conciliazione. Per un mese è andato tutti i giorni lì, per due o tre ore al giorno, per imparare i "segreti" del mestiere e conoscere i residenti del palazzo. Alla fine, il giorno prima di iniziare i tre mesi di prova, l'amministratore gli ha dato il benservito. "Ai condomini non piace che voi cucinate con tutte quelle spezie", era stato il motivo. In fondo, probabilmente, anche lì volevano un italiano. 
 

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