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Alessandro Gemme

Opinioni

Alessandro Gemme

Giornalista MilanoToday

Quando i dehor di Milano diventano baracche

Tavolini e sedie all'aperto, sui marciapiedi e in strada. I dehor dei bar - nati dopo la prima ondata di covid grazie alle regole agili di governo e Palazzo Marino - hanno ridisegnato strade e piazze. Hanno tolto spazio alle auto consegnandolo alle persone. "Se c'è qualcosa di buono che la pandemia ci ha lasciato è la scoperta che Milano si può vivere anche in questo modo, all'aperto", aveva detto a dicembre l'assessore allo sviluppo economico di Milano Alessia Cappello. 

Tutto vero. Tutto giusto. Però c'è un però. È piacevole stare all'aperto finché le temperature sono gradevoli, in una fredda e umida serata di metà gennaio non è così invitante passare una serata sotto le stelle, anzi. A inizio dicembre, complice anche il fatto che con le temperature rigide i clienti preferiscono un posto al caldo, diversi bar hanno chiuso gli spazi all'aperto: sedie e tavolini sono stati ricoverati nei depositi in vista della bella stagione. Non tutti, c'è chi ha deciso di coprire i propri spazi all'aperto con soluzioni molto creative per non dire "di fortuna".

Sui rialzi creati al posto dei parcheggi sono comparsi (nel migliore dei casi) dei gazebo; in altre situazioni i gestori si sono armati di fantasia e, dopo un giro in tra i negozi di bricolage, hanno coperto tutto con teloni e pezzi di cellophane. In certi casi l'effetto prodotto è tutto tranne che ordinato.

Qualcosa avrebbe potuto essere cambiata attraverso il "regolamento sulle occupazioni di suolo pubblico temporanee e leggere". Praticamente nel nuovo documento la giunta aveva introdotto un elemento di stagionalità e gli spazi sarebbero stati permessi solo dal 15 aprile al 15 ottobre. Il consiglio comunale, invece, ha approvato un emendamento per l'eliminazione di questo criterio. Una decisione politica, certo. Ma visto che i dehor possono restare aperti tutto l'anno si può fare qualcosa per evitare che si trasformino in baracche di fortuna?

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