Ramadan, Delpini ai musulmani: «Siano permessi anche a voi luoghi di culto»

Lettera dell'arcivescovo ai musulmani milanesi, tutta incentrata sull'emergenza sanitaria e il diritto a spazi di preghiera

Musulmani in preghiera

Le chiese di Milano, come del resto d'Italia, sono state riaperte anche per le messe con i fedeli. E in occasione della fine del Ramadan, il mese sacro dei musulmani, l'arcivescovo Mario Delpini scrive una lettera alle comunità islamiche della diocesi, augurandosi tra l'altro che anche a loro, dopo il lockdown, verrà concesso di avere luoghi per «pregare e crescere assieme».

E' una lettera tutta incentrata sulla (comune) necessità, venuta a mancare, della preghiera comunitaria, quella di Delpini ai musulmani milanesi, che arriva in piena Fase 2 dopo il lockdown dovuto all'emergenza sanitaria da Covid-19. Una "chiusura" pressoché totale che ha riguardato naturalmente anche i luoghi di culto: le chiese cattoliche sono rimaste aperte per la sola preghiera individuale, mentre le messe con i fedeli sono ricominciate dal 18 maggio. 

«I provvedimenti adottati per contrastare la diffusione della pandemia - scrive Delpini - hanno obbligato anche voi, com’è accaduto a noi cristiani, a una disciplina di preghiera e digiuno nelle case, senza potersi ritrovare in spazi e momenti comuni di riflessione e preghiera. Questa mancanza, immagino, abbia segnato anche voi e ci porta tutti a interrogarci sulla bellezza della preghiera comune, sull’importanza di ritrovarci insieme per ascoltare le parole di Dio».

Di qui l'augurio ai musulmani della Diocesi ambrosiana affinché possano disporre di luoghi di culto «come il diritto alla libertà religiosa impone ad ogni società». Delpini prosegue sottolineando poi che «la pandemia ci ha fatto subito comprendere con molta concretezza che la Terra intera e le persone sono tutte sulla stessa barca. Il periodo intenso di preghiera e di ascolto di Dio che state concludendo ci permette di sentirci molto in sintonia con questa interpretazione del dramma che stiamo vivendo. Possiamo continuare a lavorare insieme per diffondere questa riscoperta della centralità di Dio nelle nostre vite».

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Non manca il ricordo dell'impegno comune, di cristiani e musulmani, in sostegno ai poveri «che questa emergenza sta generando». L'arcivescovo meneghino vede «parola comune nelle lingue diverse della preghiera quando diventano amore per gli altri», e conclude augurandosi «che questo amore sia il terreno dentro il quale qui a Milano ci possiamo incontrare e camminare assieme».

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