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Dieta sbagliata a scuola, finalmente Milano Ristorazione rimedia agli errori

Il problema appare risolto. Limonta (Milano Progressista, presidente Commissione Educazione): «Attenzione alta, abbiamo il dovere di tutelare i bambini»

Sembra felicemente risolto il caso della bambina affetta da "ritardo psicomotorio generalizzato" che frequenta una scuola materna del quartiere Lampugnano a cui Milano Ristorazione ha fornito una dieta errata per mesi, quest'anno scolastico, dopo che l'anno precedente era andato tutto bene. I genitori della piccola, alla fine, sono riusciti ad aprire un dialogo con l'azienda (che fornisce ogni giorno 85 mila pasti prevalentemente alle scuole, di cui più di 2 mila diete sanitarie). Dialogo che sembrava molto complicato instaurare.

La mamma della bambina, venerdì 12 aprile, ha scritto una email al Municipio 8 e il presidente Simone Zambelli, che l'ha ricevuta, l'ha "girata" a Paolo Limonta, consigliere comunale di Milano Progressista e presidente della Commissione Educazione a Palazzo Marino. Questi ha immediatamente contattato i dirigenti di Milano Ristorazione e del Settore Educazione del Comune di Milano e domenica 14 ha ricevuto risposte rassicuranti.

Milano Ristorazione ha chiesto di parlare col pediatra

In breve, Milano Ristorazione si è messa in contatto con la famiglia chiedendo l'autorizzazione a instaurare una comunicazione diretta con il pediatra che segue la bambina. Detto fatto, il pediatra ha inviato all'azienda le certificazioni ufficiali e, secondo quanto si apprende, da lunedì 15 aprile la piccola ha la sua dieta corretta. Milano Ristorazione, infatti, per le diete sanitarie deve necessariamente ricevere certificazioni precise, meglio se da parte dei pediatri, sull'incompatibilità del bambino con cibi specifici o necessità particolari sulla preparazione.

La situazione era effettivamente spiacevole soprattutto perché la bambina, che ad esempio non può masticare, ha bisogno di un'attenzione davvero speciale per i cibi da assumere. Eppure le arrivava, ad esempio, la pasta grossa oppure la carne in bocconcini, per lei impossibili da consumare. Grazie alle maestre è stato possibile evitare in extremis eventuali ingestioni di cibi che, per la bambina, sarebbero stati pericolosi.

Limonta: «Bambini al centro dell'attenzione»

Paolo Limonta ci tiene a specificare che Milano Ristorazione deve seguire procedure precise ma stava già seguendo il caso. «Capisco benissimo la situazione di quei genitori che hanno l'angoscia di sapere i propri figli a scuola con situazioni mediche particolari. Quello che va fatto è coniugare le varie esigenze e fare in modo che si definisca un colloquio proficuo», spiega a MilanoToday.

C'è spazio anche per riflettere sugli "insegnamenti" che un caso del genere può produrre per il futuro. «E' importante semplificare le procedure», chiarisce Limonta: «Quando hai a che fare con un genitore preoccupato per la salute del proprio figlio che ti pone le questioni in modo appassionato, devi avere la capacità di capire questo stato d'animo e abbandonare il "burocratese". Per questo ci sono dirigenti di Milano Ristorazione e del Comune che hanno, come compito principale, favorire la comunicazione con i genitori».

Secondo Limonta l'attenzione di Milano Ristorazione nei riguardi dei bambini è in generale alta. «Tutti noi, quindi io come presidente della Commissione Educazione, l'assessore competente, i dirigenti, Milano Ristorazione come azienda ci poniamo il problema di fare in modo che i bambini siano tutelati quotidianamente. Al centro dell'attenzione ci sono e devono esserci loro».

Tutto finito, dunque. La mamma tira un sospiro di sollievo e, a questo punto, oltre a ringraziare i giornali che si sono occupati della vicenda, ha parole di gratitudine anche per i politici che si sono spesi per risolvere il problema: da Silvia Sardone che ha presentato una interrogazione all'assessore a Simone Zambelli del Municipio 8 e Paolo Limonta che si sono mobilitati con Milano Ristorazione. «Sono fiduciosa - afferma - che, dopo tutto questo, Milano Ristorazione sia più efficiente nella comunicazione con i genitori e un po' più umana quando si tratta di casi come questo».

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