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Laureato al Politecnico, cambia vita e diventa artista di strada come antico amanuense

Dopo una laurea in architettura al Politecnico di Milano, Entropie ha deciso di diventare artista di strada creando calligrafie nel suo banchetto in centro

Sotto i portici sud di piazza Duomo, vicino al Mondadori Megastore, da qualche mese sorge un banchetto diverso da tutti gli altri. Non vi sono esposti i soliti ritratti e caricature, ma bellissime opere calligrafiche curate nel dettaglio.

L'allestimento di Entropie - questo il nome dell'artista di strada che lavora in centro - colpisce per la sua elegante semplicità. Un cavalletto da campagna con stampe e originali, appesi con delle mollette di legno, e un tavolo bianco pieno di pennarelli colorati, inchiostro e altri attrezzi del mestiere: sono questi gli unici elementi di cui questo 'moderno amanuense' ha bisogno per realizzare le sue opere.

Il ventottene Entropie, all'anagrafe Federico Agosti, è diventato calligrafo solo dopo aver abbandonato un percorso diverso: "Mi sono laureato alla triennale di Architettura Ambientale al Politecnico di Milano", racconta a MilanoToday, "ma poi ho deciso di guadagnarmi da vivere facendo calligrafie. In realtà il mio amore per le lettere non è qualcosa di nuovo: ho iniziato a disegnarle sui fogli alle scuole medie, poi sono passato ai muri e ad altri supporti metropolitani, e successivamente sono tornato ai fogli".

Cosa ti ha portato a decidere di non proseguire con la facoltà di architettura?

"Non riuscivo più a reggere la discrepanza che percepivo tra la direzione proposta dall'insegnamento universitario (fortunatamente con rare ma ottime eccezioni) e quella che mi interessava seguire. È stato più che altro istinto di sopravvivenza, non avevo idea di cosa avrei fatto dopo".

In cosa consiste la tua attività di artista di strada?

"Principalmente in esposizione e vendita di calligrafie e calligrammi: porto da casa una serie di lavori già pronti, alcuni stampati alcuni fatti a mano, e poi le persone possono chiedermi di fare sul momento una scritta personalizzata (un nome o una frase) in uno degli stili esposti e in un formato a scelta. Ora sto lavorando su delle borse in tela, saranno pronte a breve".

Pensi che la tua scelta sia in qualche modo legata al fatto di appartenere a una certa generazione?

"Sicuramente sono stato influenzato anche dall’incertezza della situazione socio-economica attuale e dalla disillusione che ne è conseguita. Se quest’ultima sia un sentire diffuso tra le persone della mia età non lo posso dire, la cerchia di persone che frequento è abbastanza ristretta. In ogni caso non penso che ora ci sia una 'direzione comune' basata su ideali condivisi come poteva esserci ad esempio nel ’68, oggi è più che altro 'ognun per sé'".

Come mai hai scelto il nome Entropie?

"Penso che le relazioni siano molto importanti. L'entropia è semplicisticamente definibile come la grandezza che misura il grado di disordine di un sistema. Quando due sistemi, ad esempio due persone, entrano in relazione si ha un aumento delle rispettive entropie. Se si chiudono le porte per paura del disordine o per disattenzione, si uccide la relazione e si rinuncia a uno dei doni più preziosi a nostra disposizione. Il nome l'ho scelto per tenere a mente la direzione da dare al mio agire, dentro e fuori".

Ci si può mantenere facendo questo lavoro?

"Non credo: l’inverno rende molto difficile portare avanti un’attività come la mia all’esterno e pensare di vivere di rendita per cinque mesi all’anno non mi pare fattibile. Per gli altri mestieri di strada onestamente non saprei, la cosa che accomuna chiunque è l’assoluta incertezza dei guadagni. Io al momento, oltre alle calligrafie, mi dedico a trattamenti decontratturanti thailandesi. Una strana combinazione, lo so". 

Cosa pensi di chi segue un percorso più tradizionale?

"Niente da dire: praticamente tutti i miei amici più cari hanno intrapreso quello che può essere definito un percorso più tradizionale. Il punto fondamentale, secondo me, non sta tanto nella forma che un certo percorso assume visto da fuori, ma nelle intenzioni alla base delle varie scelte che si fanno man mano".

Ritieni che più persone dovrebbero avere il coraggio di intraprendere scelte meno convenzionali?

"No, ritengo che più persone dovrebbero avere il coraggio prima di tutto di chiedersi cosa ha davvero importanza nella propria vita, e poi di fare il possibile per coltivare quella 'cosa'. Spesso non è né comodo né facile, ma..."

Come si diventa artisti di strada?

"Dal punto di vista prettamente burocratico basta iscriversi al portale Stradarte, creato dal Comune di Milano: una volta iscritti e ricevuta l’approvazione si possono prenotare le postazioni. Dal punto di vista delle capacità onestamente non lo so: chi decide se una persona è un artista o no? Certamente non i critici d'arte...".

Quali sono le maggiori difficoltà del tuo mestiere?

"Oltre alle difficoltà dovute a situazioni climatiche avverse e all'imprevedibilità dei guadagni, direi che è molto difficile fare capire alle persone il valore di quello che faccio. C’è gente molto più brava di me, ma per arrivare al punto in cui sono ora ho dovuto lavorare parecchio, riempiendo fogli su fogli per anni, al fine di ottenere un risultato via via migliore. Cosa che ovviamente continuo a fare tuttora".

Quali sono gli aspetti che apprezzi maggiormente di questa attività?

"Stare all'aria aperta, guadagnarmi da vivere facendo qualcosa che mi piace, poter decidere in modo autonomo come organizzare le mie giornate e potermi rapportare in modo schietto, nel bene e nel male, con le persone con cui ho a che fare, senza dover rendere conto a nessuno tranne che alla mia coscienza e... al mio portafogli".

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