Milano, le giornaliste costrette a lavorare in un capannone in mezzo al nulla: 'Come deportate'

La denuncia di 9 giornaliste di Viversaniebelli. La protesta mercoledì sotto la sede

La protesta

Da Porta Nuova alla campagna. Dai grattacieli ai campi. Anche se a preoccupare non è il "teatro", il contesto, ma la sensazione che quello sia solo il primo passo verso il baratro. Sono giorni difficili per le giornaliste di "ViversanieBelli", che stanno facendo i conti con una vertenza lavorativa che mette a serio rischio il loro futuro. 

I guai sono iniziati nei giorni scorsi, quando - come raccontato da loro stesse - si sono rifiutate di aderire al part time e per loro è stato disposto una sorta di trasferimento coatto in una sede diversa da quella della casa editrice Universo, che si trova in pieno centro. Le nove sono state spostate in un capannone in provincia - quasi impossibile da raggiungere con i mezzi pubblici - e sono state lasciate lì senza spiegazioni né motivazioni. 

Mercoledì le giornaliste si sono trovate proprio sotto la sede di Universo insieme a rappresentati dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti e ai comitati di redazione di diverse testate e gruppi editoriali. Insieme al presidente Alg, Paolo Perucchini, al segretario aggiunto Fnsi, Anna Del Freo, era presente anche l'assessore al lavoro della Città Metropolitana di Milano, Elena Buscemi, che ha chiesto "all'azienda di ascoltare il sindacato" e fissare "un incontro per trovare una soluzione e mantenere ViversanieBelli nella sede attuale". 

"Il sindacato ha invece denunciato le continue pressioni cui è stata sottoposta la redazione: a nulla sono valsi i tentativi di chiedere e aprire un tavolo sugli ammortizzatori sociali, come la Cassa Covid, concessa dal Governo per salvare i posti di lavoro. Con l’imperativo di o part-time per tutte o niente, si è proceduto a quello che ha tutta l’aria di un licenziamento mascherato", raccontano dall'associazione. 

"È una modalità inaccettabile", hanno commentato Perucchini e Del Freo, che hanno annunciato anche una denuncia per comportamento antisindacale. "È una vergogna - ha dichiarato Lorenza Resuli, del Cdr - oltre alle violazioni della legge, visto che ci è stata comunicata solo venerdì sera la nuova sede da raggiungere oggi, c’è anche la discriminazione perpetrata ai danni di nove donne". 
 

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