Attualità Via Giacomo Antonini

Le famiglie della torre incendiata: "Un mese dopo ancora senza un'altra casa"

"Il contributo per l'hotel scadrà tra tre giorni e dovremo lasciarlo", afferma Mirko Berti, portavoce dei residenti di Antonini 32/34

Una casa completamente distrutta e un'esistenza da ricreare compressa nei 30 metri quadri degli appartamenti del residence Quark. È  questa la quotidianità di molte delle famiglie che vivevano nella Torre dei Moro, il grattacielo di via Giacomo Antonini distrutto dall'incendio scoppiato lo scorso 29 agosto. "È passato un mese da quel giorno, ma per noi il Comune non ha trovato ancora una soluzione abitativa". Queste le parole di Mirko Berti, portavoce dei residenti di Antonini 32/34.

Venerdì scorso Palazzo Marino aveva annunciato di aver stanziato aiuti economici (con una concessione di "contributi straordinari fino a 400mila euro") e di aver avanzato diverse proposte abitative. "Ma le cose - denuncia Berti - non stanno proprio così. Prima di tutto non si dice che il contributo mensile è di 5 mesi per le famiglie con figli e 3 mesi per quelli che non li hanno. Secondo: non si dice che le soglie reddituali tra i 40 e 70mila euro avranno la riduzione del contributo (quello in partenza in prossimo mese, ndr) al 50%. Basta lavorare in due e i 40mila - lordi - si superano subito".

Contributi sì, quindi, ma con alcuni vincoli temporali, legati alla presenza di figli e al reddito. "Anche chi ha un certo tipo di copertura assicurativa deve restituire gli aiuti ricevuti - continua Berti, cinquantenne con un lavoro come consulente -. Secondo noi impostare i contributi sulla base del reddito è un errore: parliamo di famiglie che non hanno più la loro casa e tutti i loro effetti personali. Tra tre giorni, poi, termina la copertura per l’albergo e le 'soluzioni abitative' non ci sono. Il 29 settembre sarà un mese dal disastro ed è tutto fermo". Per chiamare l'attenzione sulla loro situazione di sfollati, proprio in quella giornata gli ex inquilini della Torre si troveranno sotto al grattacielo per dare vita a una manifestazione che chiederà un intervento, concreto e immediato, da parte delle istituzioni.

Oltre ai vincoli a cui sono soggetti alcuni dei contributi del Comune, i problemi per le 80 famiglie sfollate del grattacielo (tra cui si contano 34 minori)  riguardano anche le soluzioni abitative che il Comune ha proposto loro. "Alcune - spiega il portavoce degli inquilini di Antonini 32/34 - non sono confermate; altre (quelle di via Sciesa e via Anfossi) prevedono una trattativa con il sindacato degli inquilini; altre ancora sono in una posizione molto scomoda per i bambini e i ragazzi in età scolare (ovvero a Cascina Merlata). Anche in questi casi, poi, per l'assegnazione non sono previste deroge al reddito né al possesso di una seconda casa in tutta Italia". La maggiore difficoltà per le famiglie, di conseguenza, riguarda l'assenza di una corsia preferenziale che possa velocizzare i tempi: l'attesa per ottenere un nuovo alloggio per alcuni degli 80 nuclei familiari che non possono più accedere al proprio appartamento potrebbe protrarsi a lungo. E nel frattempo per gli sfollati l'unica soluzione nell'immediato è quella di fare da sé, ricorrendo al libero mercato.

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