Mara, la paziente oncologica rimasta senza farmaci alla cannabis: "Sono all'inferno"

Le difficoltà burocratiche, aggravate dal covid, di chi deve curarsi con farmaci alla cannabis

Una manifestazione di "Legalizziamo"

Pensava di aver trovato un "diversivo", qualcosa che potesse finalmente lenire il suo dolore. Qualcosa che le desse una vita finalmente "degna", per usare le sue parole. E invece stava iniziando soltanto una tappa del suo calvario, l'ennesima. Sì, perché Mara - milanese, paziente oncologica con una rara patologia autoimmune che le procura dolore cronico - deve combattere contro il dolore, contro la malattia. E contro la burocrazia. 

A raccontarlo è lei stessa in una lunga mail di sfogo all'associazione Luca Coscioni, che da anni si occupa di tutela del diritto alla salute. "Quando sei mesi fa l'anestesista mi ha prescritto la cannabis terapeutica ho pensato che fosse un traguardo. Invece era una partenza, il primo passo di un percorso travagliato e pieno di ostacoli. L'odissea di chi ha diritto alla cannabis inizia con la ricetta. Quella bianca, farmaco a pagamento, non può essere ripetibile, quella rossa, farmaco rimborsabile, non può essere dematerializzata", racconta Mara, che per la sua patologia ha diritto al "Bedol", un farmaco fatto a base di cannabis che le è stato consigliato dal suo terapista del dolore.

Milano, cannabis terapeutica coltivata nei parchi? 

"Perciò il paziente, magari paraplegico, o troppo debole per spostarsi, o sfinito dalle sofferenze, deve arrivare allo studio medico per richiederla, poi ritirarla e infine cercare una farmacia che sia in grado di preparare il medicinale. Tutto questo pure con la pandemia e gli evidenti rischi che ne conseguono", sottolinea la donna. 

"Ora è già la seconda volta in pochi mesi che mi trovo sprovvista del prodotto e questo rappresenta un grave problema", dice. 

"Siamo in tanti a soffrire così, a subire l'ansia di tornare in un attimo 'all'inferno'. Sono disperata e furiosa allo stesso tempo. Noi pazienti cronici siamo già abbandonati a noi stessi a causa dell'emergenza Covid, molti ambulatori sono ancora chiusi e i controlli rimandati. Ogni mese viviamo con l'ansia di non poter continuare la terapia. E per chi soffre di dolore cronico questo comporta uno stress notevole - rimarca Mara -. In più ci sono alcuni cavilli burocratici che complicano le cose. Oltre al resto, il 23 settembre, è stata emanata una nota ministeriale che vieta ai farmacisti di consegnare la cannabis medica tramite corriere o servizio postale. Follia. Per la maggior parte dei pazienti - conclude - l'unico modo di ottenerla è riceverla a casa”.

"Abbiamo coltivato una pianta per disobbedienza civile"

“Quotidianamente l'Associazione Luca Coscioni viene raggiunta da denunce di mancanza di cannabinoidi terapeutici", l'ammissione di Marco Perduca, senatore che per l’Associazione Luca Coscioni coordina la campagna "Legalizziamo" e che sarà parte del webinar "Chi ha paura del Cbd?", in programma dalle 18 di lunedì 16 novembre. 

"Il governo, oltre a raddoppiare le risorse per incrementare la produzione allo stabilimento di Firenze e aumentare l'importazione - anche senza gara d'appalto - deve andar oltre il monopolio della coltivazione perché sappiamo che non è in grado di sopperire al fabbisogno nazionale. Come misura necessaria e urgente c’è comunque la sospensione di qualsiasi tipo di sanzioni per chi coltiva cannabis per uso personale", il suo appello. 

Quello di Mara, invece, è ancora più chiaro: 

“Il dolore trasforma il nostro corpo in una prigione. Abbiamo bisogno di tornare liberi. Abbiamo bisogno di aiuto.
 

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