San Carlo e San Paolo, flash mob in Duomo contro la chiusura dei due ospedali e il nuovo nosocomio

L'orgnaizzazione di Medicina Democratica e del Comitato di difesa della sanità pubblica. La replica di Gallera: «Incomprensibile, i presidi di zona resteranno»

Il San Carlo

Si torna a parlare della chiusura degli ospedali San Carlo e San Paolo (già riuniti in un'unica azienda ospedaliera) per costruire, al loro posto, un nuovo ospedale. L'intenzione della Regione Lombardia rimane quella, anche se l'idea ha subìto uno stop a ottobre 2019 perché l'area prescelta (a Ronchetto sul Naviglio, più o meno a metà strada tra i due nosocomi esistenti) non è risultata adatta soprattutto per questioni ambientali. Nel frattempo dalla Finanziaria erano arrivati più di 400 milioni destinati all'edilizia ospedaliera.

Medicina Democratica e il Comitato difesa sanità pubblica organizzano un flash mob per sabato pomeriggio alle 15 in piazza del Duomo per sensibilizzare i cittadini sull'argomento. Le due organizzazioni sono fortemente schierate contro la chiusura dei due ospedali e lamentano che «un bacino di 800 mila abitanti, con una percentuale di anziani di circa il 30%, di cui almeno 30 mila affetti da malattie croniche gravi e in condizioni di fragilità clinica e sociale, rischia di restare senza un'adeguata ed efficiente assistenza sanitaria pubblica», come dichiarano Fulvio Aurora di Md e Roberto Acerboni del comitato, ricordando che sono state fino ad oggi raccolte 7 mila firme a difesa del San Paolo e del San Carlo.

La richiesta è che la popolazione sia coinvolta nelle decisioni, sia elaborato un piano territoriale per rispondere a tutti i bisogni di salute, vi sia massima trasparenza sulle risorse e, infine, nessun nuovo ospedale privato in costruzione sia convenzionato con il pubblico.

La costruzione del nuovo ospedale decisa dalla Regione Lombardia nella zona ovest di Milano non solo prevede nel contempo la chiusura dei due ospedali presenti, il San Carlo, inaugurato nel 1967 e il San Paolo nel 1978, ma non coprirebbe neanche il numero di posti letto attualmente in dotazione, circa. Infatti, il numero di posti letto del nuovo ospedale, circa 760, sarebbe inferiore di un terzo rispetto alla somma dei due esistenti. E mentre i tempi per il previsto nuovo ospedale si dilatano a chissà quando, sono stati ridotti i finanziamenti per le manutenzioni del San Paolo e San Carlo da 90 a 30 milioni, con rischio grave per la salute e la sicurezza dei pazienti», affermano Aurora e Acerboni. 

Gallera: «Presto un nuovo ospedale senza perdere i servizi di prossimità»

Non si è fatta attendere la replica di Giulio Gallera, assessore regionale al welfare ed esponente di Forza Italia, che definisce «di carattere politico e strumentale» il flash mob. «San Paolo e San Carlo - commenta Gallera - soffrono inevitabilmente i segni del tempo e non garantiscono più gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e alberghieri idonei alla qualità dei professionisti e all’offerta complessiva socio sanitaria per i cittadini. Regione Lombardia non intende dunque sguarnire quest’area così importante di Milano ma, al contrario, dotarla di un presidio ultramoderno e di servizi qualificati».

Gallera promette anche che, nelle prossime settimane, sarà presentato il progetto definitivo, che prevede «un nuovissimo hub ospedaliero senza perdere la disponibilità dei servizi socio-sanitari di prossimità che interessano particolarmente la popolazione più anziana e i soggetti fragili di questo popolato quadrante milanese». E difende i 30 milioni destinati alla «riqualificazione strutturale e tecnologica dei padiglioni dei due presidi».

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