Milano, il flash mob degli artisti: in silenzio davanti ai teatri chiusi

La manifestazione per il "diritto ad aprire": «Il teatro è la nostra casa, la nostra vita, il nostro mestiere. Un mestiere che, di fatto, non possiamo esercitare»

Foto Instagram/beltramigiada

In silenzio per far sentire la propria voce, con un flash mob davanti a vari teatri di Milano (Nuovo, Nazionale e Arcimboldi) e Roma. Mercoledì 7 ottobre, hanno manifestato così gli artisti e gli addetti di un settore di fatto ancora in lockdown in attesa del nuovo Dpcm, slittato di una settimana, che per lo spettacolo dal vivo potrebbe contenere regole restrittive: si ipotizza la reintroduzione del tetto massimo di 200 persone al chiuso.

«Questo sarebbe stato il periodo delle Opening Night», scrive uno dei partecipanti ai vari flash mob, intendendo le inaugurazioni stagionali. E si capisce perché l'iniziativa sia stata denominata, con un gioco di assonanza, "Opening Rights". Non più serate d'apertura, ma diritto ad aprire. Perché aprire in queste condizioni semplicemente non è sostenibile: capienze limitate e incertezza sulle regole non consentono una vera programmazione delle attività.

«Ieri sera, a rappresentare queste "Opening Rights", noi c'eravamo, perché il teatro è la nostra casa, la nostra vita, il nostro mestiere. Un mestiere che, di fatto, non possiamo esercitare. Il teatro è il vostro rifugio e oggi non avete la possibilità concreta di ristorare l'anima con un mondo diverso da quello quotidiano, da cui, prima, potevate evadere concretamente, senza telefoni, senza pensieri. Senza nient'altro che una poltrona, i vostri occhi, le vostre orecchie e le conseguenti sensazioni per almeno un paio d'ore», scrive Samuele Cavallo, artista con all'attivo una quindicina di musical: «Il nostro diritto quindi è anche un vostro diritto: restare in silenzio, tutti sotto lo stesso tetto, è un atto di coraggio, un modo diverso per urlare».

«Risposte reali e veloci»

La richiesta generale dei partecipanti all'iniziativa è quella di risposte «reali e veloci a un settore che, forse più di altri, sta rischiando di scomparire». La riapertura dopo il lockdown ha amplificato la differenza tra le sale che godono di contributi e quelle che non ne godono. Le prime hanno potuto allestire mini-stagioni estive e ora, pur con le limitazioni e i protocolli sanitari, possono proporre titoli e stagioni. Le seconde non riescono ancora a farlo perché manca la sostenibilità economica.

Non è un caso che, a Milano, il flash mob si sia realizzato davanti a tre delle sale più grandi: il Nuovo, il Nazionale e l'Arcimboldi. Sale in cui di solito vengono allestiti spettacoli imponenti per numero di maestranze e artisti, che hanno bisogno di una risposta al botteghino sotto la quale diventa impossibile sostenere la programmazione. E con le regole odierne questo non è fattibile.

Nella stessa mattinata di mercoledì, l'assessore milanese alla cultura Filippo Del Corno (intervenendo alla presentazione della stagione di un teatro milanese che riesce a ripartire, il Menotti) aveva affermato che «a Milano stiamo vivendo tanti momenti di presentazione, e questo è un segnale incoraggiante: il sistema culturale ha ripreso le proprie attività».  Ribadendo che i teatri «sono luoghi sicuri», pur con tutte le cautele del caso, Del Corno aveva aggiunto che «tutte le città desiderano oggi tornare a riprendere la possibilità di condividere l'esperienza del teatro e della musica, e questo desiderio va accompagnato dalle istituzioni, consapevoli della "necessarietà" dello spettacolo dal vivo per la salute della comunità». 

E le istituzioni? Lunedì 5 ottobre gli assessori alla cultura di dieci grandi città italiane (primo firmatario il romano Luca Bergamo, ma c'è anche Del Corno) avevano scritto un appello pubblico al governo perché in sede di stesura del Dpcm non torni "indietro" imponendo tetti massimi alla capienza delle sale ma mantenga «l'attuale principio di proporzionalità», altrimenti ne risentirebbe la sostenibilità economica per quasi tutti gli operatori. Ma il flash mob davanti a tre teatri ancora chiusi dal lockdown mostra che la situazione per il settore è drammatica, e lo è anche con i criteri attualmente in vigore.

Piazza Duomo, operatori dello spettacolo con i bauli

E per sabato 10 ottobre è stata annunciata una grande manifestazione in piazza del Duomo, "Bauli in piazza": una monumentale installazione di bauli, che ogni giorno accompagnano coloro che realizzano eventi, simboli del loro lavoro. Accanto ad ogni baule ci sarà un operatore del settore. Lo scopo della mobilitazione è chiedere un tavolo di lavoro con il governo a cui partecipino anche i lavoratori e gli operatori dello spettacolo e degli eventi, per «scrivere regole funzionali ad una reale ed efficace ripartenza, alla sicurezza e al sostegno del comparto, non solo in termini di sostegno economico, ma strutturali».

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