Milano, a processo creatore muro della gentilezza: "A Berlino mi apprezzano"

Lo sfogo di Tommaso Dapri, ideatore del Tempio del Futuro Perduto, sulla sua pagina Facebook

Il muro della gentilezza

"Sono tornato in Italia qualche giorno per affrontare il processo per la creazione del Tempio del Futuro Perduto; se dal lato berlinese vengo apprezzato e visto come una risorsa, in quello milanese vado in tribunale". Queste la parole di Tommaso Marasma, l'ideatore del Tempio del Futuro Perduto (centro culturale nato negli spazi comunali della Fabbrica del Vapore), a processo per occupazione abusiva.

"Non sono un criminale"

"È giusto che io sia processato - continua Marasma con un lungo post su Facebook - sono consapevole dell’ordinamento giuridico basato sulla nostra Costituzione, che rispetto profondamente, e non ho problemi ad assumermi la responsabilità delle mie azioni: i ganci per i vestiti del Muro della Gentilezza non sono autorizzati, la ristrutturazione dell’edificio abbandonato non è autorizzata, l’organizzazione delle manifestazioni che hanno permesso la ristrutturazione dell’edificio non erano autorizzate, le opere raffiguranti Giulio Regeni, Valeria Solesin, Willy Monteiro, Maria Paola e Ciro sono graffiti abusivi".

Il Tempio del Futuro Perduto era nato nel 2017 quando per iniziativa del collettivo under 35 Nuovo Rinascimento gli spazi di via Luigi Nono avevano acquisito nuova vita divenendo un centro culturale. Il collettivo del Tempio, poi, tra il 2019 e l'inizio del 2020 aveva promosso diverse nobili iniziative come il Muro della gentilezza, ottenendo un boom di donazioni, una biblioteca per la fruizione gratuita di libri, e la distribuzione gratuita di colazioni e aperitivi agli automobilisti imbottigliati nel traffico.

"Sono fiero di aver dato vita a tutto questo 'e seppure un po' fuorilegge' - ha continuato Marasma - non mi sento un criminale. So che alcune azioni potrebbero essere giudicate illegali ma, in coscienza, sono certo di non aver fatto nulla di illegittimo. Il fatto che giovani cittadini si prendano cura di uno spazio abbandonato e lo facciano rinascere per restituire valore alla città, non è criminale".

"Perseguire la bellezza riaprendo spazi nascosti e praticare la gentilezza essendo accoglienti non è criminale: è giusto - ha concluso il fondatore del Tempio -. Mettere a disposizione di tutti uno spazio partecipato e inclusivo, non è criminale; e non è criminale chiedere a gran voce all'amministrazione di adeguarsi alle procedure messe in pratica dalle grandi città europee per legalizzare progetti simili al nostro. In ogni caso il Tempio è stato e sarà un successo, perché è diventato un movimento, una grande famiglia composita, una comunità composta da decine di migliaia di persone che guardano al futuro, affinchè non sia più perduto. Ringrazio tutti per l’amore e il supporto che mi state dando!".

Le critiche al Tempio

Lo scorso febbraio a scagliarsi contro il collettivo era stato il consigliere comunale di Forza Italia Alessandro De Chirico, che aveva sottolineato come occupasse "da quasi tre anni gli spazi della Fabbrica del Vapore. Spazi che devono essere rimessi a bando quanto prima, in modo che possa nascere qualcosa di utile e soprattutto di legale". 

A ottobre, invece, la vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo aveva scritto una specie di lettera aperta ai militanti  del centro culturale spiegando che l'attività da loro avviata non aveva alcuna autorizzazione, così come i murales e la tinteggiatura della facciata. Scavuzzo aveva inoltre messo in luce come la struttura occupata avesse bisogno anche di interventi strutturali e aveva concluso la sua missiva chiedendo ai militanti del Tempio di "valutare percorsi regolari" per poter tornare a dialogare con l'amministrazione comunale.

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