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Domenica, 3 Dicembre 2023
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Il nuovo museo nel cuore di Milano: ecco quando visitarlo gratis

Si tratta della fondazione Luigi Rovati che ha aperto i suoi spazi nel Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro

Il pezzo più antico è di quasi 3mila anni fa ed è figlio della cultura etrusca, ma tra le opere più moderne figurano lavori di Fontana e Giorgio De Chirico. È la Fondazione Luigi Rovati di Milano, il nuovo museo allestito da un'istituzione privata in corso Venezia 52, di fronte ai Giardini Montanelli che ha aperto nella giornata di mercoledì 7 settembre.

Le sale espositive sono state ricavate nell’ottocentesco Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro (sale progettate originariamente da Filippo Perego e ripensate dall'architetto Mario Cucinella), spazi che rimarranno aperti gratuitamente fino al 30 settembre prossimo. Accanto al museo - che conta 250 pezzi - è stato ricavato un bookshop, il ristorante bistrot di Andrea Aprea e un'area dedicata ai laboratori didattici per bambini.

La fondazione Luigi Rovati

Come è fatto e cosa c'è nel nuovo museo in centro

Il percorso espositivo inizia nel piano interrato allestito con una architettura in pietra. Il visitatore è accolto da una grande urna cineraria in travertino e si muove all'interno delle cupole tra le teche triangolari in cristallo che espongono i grandi vasi, gli ex voto, le antefisse, i piccoli bronzi etruschi accanto a opere contemporanee di William Kentridge, Lucio Fontana e Arturo Martini.

Dalle cupole alla grande sala ellissoidale i reperti esposti parlano della vita quotidiana degli Etruschi, la casa, la bottega, il mare. Un vaso di Picasso ripropone l'immagine del banchetto etrusco. In uno spazio appartato si sviluppa la sezione Cercare il bello: piccoli cubi di cristallo racchiudono gioielli, monili etruschi e oggetti preziosi, come la testina di donna in bronzo dorato di Alberto Giacometti. Al centro, la teca più grande accoglie il simbolo del museo, il Guerriero Cernuschi, un raffinato ed espressivo bronzo votivo etrusco. La sezione dedicata alla scrittura espone urne cinerarie volterrane e chiusine e piccole ceramiche che grazie a nuove tecnologie rivelano il significato delle inscrizioni

Dal piano ipogeo la visita prosegue al primo piano, il piano nobile. Dalle boiserie alle porte dorate, dai pavimenti ai camini in marmo, fino alle alte specchiere settecentesche del corridoio, tutti gli ambienti progettati da Filippo Perego sono stati recuperati, restaurati e ridisegnati creando uno spazio espositivo d'avanguardia. Lo studio approfondito degli impatti cromatici e dei dettagli favorisce il dialogo fra archeologia e arte contemporanea e offre al visitatore stimoli ed emozioni visive e concettuali. La tela The Etruscan Scene: Female Ritual Dance (1985) di Andy Warhol, le polaroid della serie Etruschi (1984) di Paolo Gioli, i disegni e gli acquarelli di Augusto Guido Gatti (1863-1947), testimonianze delle pitture rinvenute nelle tombe di Tarquinia: queste alcune delle opere che si integrano con la serialità dei buccheri etruschi racchiusi nelle vetrine.

Il percorso prosegue nelle altre sale, dove artisti contemporanei - Luigi Ontani, Giulio Paolini, Francesco Simeti, Marianna Kennedy - concepiscono opere che abitano spazi popolati da sculture e reperti etruschi. A questo insieme si affiancano significativi prestiti come l'ampia collezione di asce, fibule, strumenti da lavoro del "Ripostiglio di San Francesco", proveniente dal Museo Civico Archeologico di Bologna, la grande tela di Giorgio de Chirico Le Cheval d'Agamèmnon, (1929) dalla Collezione Giuseppe Merlini (Busto Arsizio, Varese), e all'ingresso la Lanterne à quatre lumières (1983) di Diego Giacometti, commissionata all'artista dalla collezionista e filantropa americana Rachel Lambert (Bunny) Mellon.

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