No del pg ai domiciliari: Formigoni resta in carcere

L'ex presidente della Lombardia deve scontare 5 anni e 10 mesi. Dal 22 febbraio si trova a Bollate

Formigoni (immagine repertorio)

Roberto Formigoni resta in carcere. Ad annunciarlo è il sostituto procuratore generale di Milano Antonio Lamanna, che ha respinto la richiesta di sospensione dell'ordine di carcerazione in favore della detenzione domiciliare, avanzata dai legali dell'ex presidente della Lombardia.

Il pg ha contestualmente trasmesso alla Corte d'appello il provvedimento di rigetto dell'istanza di detenzione domiciliare, presentato dallo storico avvocato di Formigoni, Mario Brusa, affinché, tramite un incidente di esecuzione, si esprima sulla richiesta avanzata dai legali dell'ex governatore della Lombardia. La difesa dell'ex governatore aveva motivato la propria richiesta puntanto sull'età avanzata di Formigoni, ormai ultra settantenne.

I motivi della condanna

Formigoni, che si trova nella casa di reclusione di Bollate dal 22 febbraio, è stato condannato a 5 anni e 10 mesi per il caso Maugeri-San Raffaele e, in particolare, per aver ottenuto diverse tangenti (del valore di circa 6 milioni di euro) in cambio di 61 milioni di euro di soldi pubblici, fatti arrivare all'ospedale di Pavia sotto forma di rimborsi con delibere della giunta regionale.

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La sentenza della Cassazione

La parola fine sulla lunga vicenda giudiziaria di Formigoni era arrivata giovedì, quando la Cassazione - pur riducendo i sette anni e mezzo dell'Appello - aveva reso definitiva la sua condanna per i favori alla Maugeri (gli episodi legati al San Raffaele risultavano ormai prescritti). Ad avviso del pg, da parte di Formigoni c'è stato un "sistematico asservimento della funzione pubblica agli interessi della Maugeri, un baratto della funzione". 

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