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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Attualità Piazza del Duomo

I cori per il 'presidente', i selfie, i contestatori e le rose: Milano dice addio a Silvio Berlusconi

Il racconto dei funerali dell'ex presidente del Consiglio. In chiesa familiari e centinaia di personalità, all'esterno 15mila persone tra ultras, sostenitori di Forza Italia, fan della prima ora e qualche contestatore

L'ultimo regalo della città, la sua città, arriva alle 16.08 di un pomeriggio di quasi estate. Piazza del Duomo, la Madonnina a guardare dall'alto, il sole che splende nel cielo, il picchetto d'onore delle forze dell'ordine sul sagrato. Due corazzieri portano in mano le corone di fiori, il feretro in legno esce dalla porta principale della Cattedrale con sei carabinieri in grande uniforme a scortarlo. Dietro i famigliari, gli amici di una vita, i colleghi, la compagna che gli è stata accanto fino all'ultimo secondo. Davanti migliaia di persone, 15mila almeno. Le bandiere rossonere si alzano alte e sventolano, parte il coro: "Un presidente, c'è solo un presidente". Una donna continua a urlare senza sosta: "Silvio, Silvio, presidente per sempre". E d'altronde sono tutti lì per lui. Sono tutti lì per dire addio, per l'ultima volta, a Silvio Berlusconi, l'ex presidente del consiglio morto lunedì mattina a 86 anni. Milano, la sua Milano, lo ha salutato mercoledì pomeriggio con le esequie di Stato. E lo ha fatto in grande stile.

Video | I 15mila in piazza per Berlusconi, tra cori e applausi

Poco prima delle 11 in piazza ci sono già centinaia di donne e uomini. Tante bandiere di Forza Italia, tanti Tricolori, tantissime sciarpe del Monza e del Milan, le due creature calcistiche dell'ex premier. Passa il tempo, arrivano i primi politici - Maurizio Gasparri e Antonio Razzi sono praticamente i primi - e di pari passo la piazza si riempie. La prima fila dietro la transenna che delimita lo spazio riservato ai cittadini la guadagna una signora che racconta di essere riuscita anche a baciare Berlusconi, qualcuno in abito - elegante più che mai - e qualcun altro che appende vessilli e sciarpe, quasi come se il Duomo fosse per un attimo uno stadio. 

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Alle 14.56 il carro funebre Mercedes arriva davanti alla Cattedrale e la piazza si ammutolisce. Poi parte il coro "Silvio, Silvio" e la folla si scioglie in un applauso sentito, commosso. Dietro arriva il van nero con i familiari a bordo: scendono i figli, con loro la "moglie" di Berlusconi, Marta Fascina. Il protocollo è solenne: i carabinieri si schierano e attendono la bara, che entra in Duomo portata in spalla. Dentro - dove ci sono 2.300 persone, tra capi di Stato, esponenti del governo, compresa la premier Giorgio Meloni, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella - a prendere la parola è l'Arcivescovo Mario Delpini.

"Quando un uomo è un uomo d’affari, allora cerca di fare affari. Ha quindi clienti e concorrenti. Ha momenti di successo e momenti di insuccesso. Si arrischia in imprese spericolate. Guarda ai numeri a non ai criteri. Deve fare affari. Non può fidarsi troppo degli altri e sa che gli altri non si fidano troppo di lui. È un uomo d’affari e deve fare affari. Quando un uomo è un uomo politico, allora cerca di vincere. Ha sostenitori e oppositori. C’è chi lo esalta e chi non può sopportarlo. Un uomo politico è sempre un uomo di parte. Quando un uomo è un personaggio, allora è sempre in scena. Ha ammiratori e detrattori. Ha chi lo applaude e chi lo detesta", le sue parole. "Silvio Berlusconi è stato certo un uomo politico, è stato certo un uomo d’affari, è stato certo un personaggio alla ribalta della notorietà. Ma in questo momento di congedo e di preghiera, che cosa possiamo dire di Silvio Berlusconi? È stato un uomo: un desiderio di vita, un desiderio di amore, un desiderio di gioia. E ora celebriamo il mistero del compimento. Ecco che cosa posso dire di Silvio Berlusconi. È un uomo e ora incontra Dio", il saluto di Delpini. 

I funerali di Silvio Berlusconi - Foto LaPresse -2

La folla assiste alla cerimonia composta. Gli ultras del Milan - presenti con le bandiere dedicata a Franco Baresi, indimenticato capitano del Diavolo di Berlusconi, e del gruppo Banditi - ammainano i vessilli e guardano in silenzio dai maxischermi. Lo stesso fanno tutti gli altri. Un piccolo momento di tensione dieci minuti dopo l'inizio della funzione, quando un uomo alza un cartello con la scritta "Vergogna di Stato", ma viene allontanato prima dai presenti e poi dalla polizia. Lo stesso era già successo prima dell'inizio dei funerali, con una donna che era arrivata in Duomo con la maglietta "Io non sono in lutto". Chi è lì per Berlusconi risponde con un "Chi non salta comunista è", al quale si alternano "Meno male che Silvio c'è" e lo storico motivetto di "Forza Italia". 

Alle 16.07 suona il "Silenzio". La piazza si ferma di nuovo. C'è l'ultimo omaggio da dare a quello che per tutti è il presidente. Un minuto dopo la bara compie il percorso inverso, questa volta dietro ci sono i familiari e gli amici più stretti. Marta Fascina accarezza la bara, poi la bacia. Barbara e Luigi Berlusconi si lasciando andare a un "grazie", Marina scuote la testa. Silvio Berlusconi raccoglie l'ultimo grande, grandissimo applauso della sua Milano. E ancora una volta spontaneo si alza il grido "Un presidente, c'è solo un presidente". Qualcuno sulle scale del Duomo scatta fotografie per immortalare il momento, qualcun altro - più "coraggioso" - si lascia andare a un selfie. I 15mila che sono lì ormai da ore applaudono sempre più forte, fino a quando il carro funebre lascia la piazza, "scortato" ancora una volta dai van neri con a bordo i figli e la compagna Fascina. In tanti corrono verso le corone di fiori. In pochi minuti dei fiori non c'è più traccia: ognuno prende una rosa, un fiore, e la porta a casa. È il ricordo di una giornata storica. Il ricordo dell'ultimo saluto di Milano a Silvio Berlusconi. 

Gli ultras del Milan ai funerali di Berlusconi

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