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Il ragazzo oggi

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Giuseppe, sfregiato con l'acido da Sara del Mastro: "Io, abbandonato da tutti"

A pubblicare un video con la sua testimonianza il comune di Parabiago

"Nessuno mi ha aiutato. Sono stato lasciato da solo, abbandonato da tutti". Queste, in un video pubblicato dal comune di Parabiago in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne ("perché la violenza va oltre lo stereotipo di genere", come scrive l'amministrazione comunale), le parole di Giuseppe Morgante, il ragazzo sfregiato con l'acido da Sara Del Mastro il 7 maggio 2017 a Legnano (Milano).

"In questo momento nessuno mi sta aiutando, anche per le operazioni - ha continuato il ragazzo -. In tanti hanno speculato su quello che mi è successo. Anche la Rai è venuta qui a fare i suoi servizi e poi però per me non ha fatto nulla. Gli unici che devo ringraziare sono (i giornalisti, ndr) delle Iene".

"Ma al di là dei vari programmi, lo Stato dov'è? - prosegue Morgante -. Ho subito un atto folle da parte di un mostro. Ma non mi sento una vittima. Cerco di rialzarmi in tutti i modi, come posso. Io voglio solo giustizia. Un giorno se riuscirò, aiuterò il prossimo. Ma non con le parole. Con i fatti. (...) Spero che ci sia più umanità e rispetto tra le persone".

Sara Del Mastro lo scorso 25 maggio è stata condannata a sette anni e dieci mesi di carcere. Il giudice non ha accolto la richiesta dell'accusa (aveva chiesto una condanna a dieci anni di carcere) e non ha recepito le richieste dell'avvocato di parte civile Domenico Musicco che aveva chiesto 12 anni di reclusione. Il tribunale, inoltre, non ha accettato l'aggravante della premeditazione.

L'aggressione con l'acido

La violenta aggressione era avvenuta nella serata del 7 maggio 2017  in via Dei Pioppi a Legnano. Del Mastro, che perseguitava da diversi mesi Morgante, aveva seguito per l'ennesima il 29enne che era uscito alle 20.30 dalla fabbrica in cui lavorava. Non vedendolo arrivare a casa la madre lo aveva chiamato preoccupata e così il ragazzo le aveva raccontato di essere pedinato.

Giuseppe aveva così deciso di andare verso casa; il fratello gemello e la madre, per sicurezza, lo avevano aspettato davanti al portone. L'agguato era avvenuto in una frazione di secondo: quando Giuseppe aveva parcheggiato ed era sceso dall'auto, Sara lo aveva invitato dal finestrino ad avvicinarsi "per chiedere scusa". In pochi attimi gli aveva scagliato un bicchiere di acido in faccia. Poi lei se ne era andata a bordo della sua auto e aveva raggiunto la caserma dei carabinieri dove aveva denunciato tutto quello che era accaduto, mentre lui era stato soccorso e accompagnato prima all'ospedale di Legnano e poi al Niguarda con ustioni sul torace, sul braccio sinistro e sul viso.

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