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Domenica, 14 Aprile 2024
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È morto Giuseppe Spadaro, l'infermiere che non si è mai arreso

L'infermiere brianzolo per anni aveva assistito i malati di Sla all'Auxologico San Luca di Milano

Alla fine dell'anno aveva annunciato che la malattia stava galoppando velocemente, ma lui - che ormai non sentiva più le gambe - sperava di potersi regalare qualche ora di relax nel giardino del suo condominio. Ma nella mattinata di venerdì 19 gennaio Giuseppe Spadaro si è spento nella sua casa. 

L'infermiere di 52 anni di Nova Milanese malato di Sla, da tutti conosciuto come Beppis, lavorava all'Auxologico San Luca di Milano dove, ironia della sorte, per molti anni ha assistito i malati di Sla. Quando nel marzo del 2021 ha avuto i primi sintomi e poi la diagnosi, Giuseppe sapeva che sarebbe stata una battaglia molto dura quella che lo avrebbe visto lottare contro la sclerosi laterale amiotrofica. Ma non si è mai arreso.

Circondato dall'amore dell'adorata moglie Livia, anche lei infermiera all'Auxologico San Luca, e dei quattro figli - Marco, Simone, Matteo e Maria -, Giuseppe in questi anni ha reagito con estremo coraggio alla malattia. Nel frattempo, non senza fatica e con la Sla che galoppava velocemente, si è anche laureato in Giurisprudenza. 

Nell'intervista che il 52enne a novembre aveva rilasciato a MonzaToday era emerso il ritratto di un uomo dalla fede molto profonda. Una spiritualità che coltivava fin da bambino, tanto che per un breve periodo della sua gioventù era andato anche in seminario. Una fede che lo ha accompagnato anche durante il percorso della malattia e che condivideva con gli amici reali e virtuali attraverso i social. Ogni giorno sulla sua pagina Facebook condivideva pensieri personali e passi della Bibbia e del Vangelo, portando conforto anche ai suoi follower. 

“Sono stato travolto da uno tsunami - aveva raccontato -. Sapevo che non c’era una cura e che la prognosi è sempre infausta e rapida e porta al decesso nel giro di qualche anno. Sapevo che con questa malattia diventi prigioniero del tuo corpo, non puoi muoverti, mangiare autonomamente, non puoi più parlare o respirare, se non tramite ausili esterni e invasivi. Tutte le piccole autonomie quotidiane che ad una persona sana possono sembrare ovvie e neanche nota di poterle eseguire, all’improvviso o con una crudele rapidità ti vengono sottratte: lavarsi i denti, andare in bagno, fare un gradino, bere”. Ma Giuseppe non si è mai arreso e fin quando ha potuto ogni giorno ha dispensato perle di fiducia e di fede. L'ultima foto settimana scorsa, con la sua amata Maria. Poi l'annuncio che, purtroppo, le forze stavano venendo meno. 

Tantissimi i messaggi di cordoglio e di affetto che si sono susseguiti sulla pagina social. Nel frattempo continua la raccolta fondi avviata dai suoi colleghi e ancora aperta. I funerali di Giuseppe verranno celebrati sabato 20 gennaio, alle 14:45, a Milano nella chiesa parrocchiale di Sant’Ilario Vescovo in via Cechov 25. 
 

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