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Domenica, 25 Settembre 2022
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Negli ospedali arrivano telecamere e guardie giurate per difendere i medici

Il Pirellone pronto ad attivare servizi di videosorveglianza e sicurezza per il personale sanitario

Parola d'ordine sicurezza. Regione Lombardia, ha fatto sapere in una nota del Pirellone, "è pronta ad attivare servizi di guardia giurata e videosorveglianza a protezione del personale nelle strutture ospedaliere e ambulatoriali, in particolare nei pronto Soccorso degli ospedali lombardi". 

La direzione generale welfare, hanno chiarito dall'amministrazione, ha già scritto ai direttori generali delle Ats, Asst e Irccs chiedendo un report sintetico su episodi avvenuti.

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"La tutela del personale impegnato negli ospedali lombardi - ha evidenziato la vicepresidente e assessore al Welfare, Letizia Moratti - è al centro della nostra azione. Negli ultimi anni - ha ricordato - il numero delle aggressioni ai lavoratori è aumentato. La risposta di regione Lombardia deve essere ferma, decisa e immediata. Abbiamo infatti chiesto ai direttori generali un resoconto su quanto avvenuto nelle varie strutture. Se il caso lo richiederà - ha concluso - attiveremo al più presto specifici servizi a tutela di chi quotidianamente con grande sacrificio e professionalità si occupa della salute dei cittadini. Per fare questo, utilizzeremo anche servizi di vigilanza e videocamere di sorveglianza". 

L'allarme sicurezza negli ospedali era suonato a inizio mese, quando i consiglieri regionali del Pd Carmela Rozza e Fabio Pizzul avevano fornito i numeri - preoccupanti - sulle aggressioni nelle strutture sanitarie lombarde, non senza un pizzico di polemica con la regione. 

“La sicurezza di infermieri, tecnici e medici deve diventare una priorità della giunta regionale, perché i numeri sono allarmanti e in crescita del 41% rispetto allo scorso anno", avevano segnalato i due. "Da un anno è in vigore la legge regionale che porta la mia firma assieme a quella di un collega di maggioranza, ma non viene applicata dalla giunta Fontana", aveva attaccato la Rozza. E in effetti a luglio 2020 il consiglio regionale ha approvato, all'unanimità, una legge - con prime firme Rozza e Franco Lucente, di Fratelli d'Italia - per la sicurezza del personale sanitario e sociosanitario, così esposto ad aggressioni e minacce. Operativa dal luglio dell'anno seguente, la legge prevede la predisposizione di linee guida per la prevenzione e contrasto degli atti di violenza nelle strutture sanitarie lombarde con l'obiettivo di integrare prevenzione e gestione del rischio in ambito lavorativo, prevedendo indirizzi tecnici, organizzativi e procedurali.

Eppure, a sentire i consiglieri dem la norma non è praticamente applicata. "Noi chiediamo che da settembre la giunta solleciti i direttori generali a implementare il monitoraggio delle aggressioni, ad aprire l’interlocuzione con le prefetture per individuare le migliori modalità di contenimento di queste aggressioni e a convocare il tavolo che dovrà redigere le linee guida valide in tutti i presidi sanitari della Lombardia", aveva proseguito la Rozza. 

"La legge regionale è entrata in vigore un anno fa, ma l’emergenza non si è fermata, anzi: il totale delle aggressioni fisiche a sanitari delle strutture pubbliche della città metropolitana di Milano, da quelle con esiti lievi a quelle con armi vere e proprie, nei primi cinque mesi del 2022 è già a quota 106, e in assenza di interventi efficaci, segnerà un aumento del 22% rispetto all’anno precedente. Ancora peggio per le aggressioni verbali, dalle proteste con toni alterati fino alle minacce e alla diffamazione via social, che con 278 casi sono in aumento del 50%", aveva chiarito la consigliera, mostrando numeri e dati che effettivamente fanno alzare il livello d'allarme. 

"Preoccupano in particolar modo le aggressioni più gravi, quelle classificate come estreme, 3 nel 2021 e già due nei primi mesi del 2022, e quelle severe, che comportano lesioni importanti, 28 nel 2021 e già 18 nel 2021 - aveva rimarcato Rozza -. Dati complessivamente in crescita si riscontrano nell’Asst Rhodense, nell’Asst Martesana, al Niguarda e ai Santi Paolo e Carlo. Ma attenzione, i numeri sono probabilmente sottostimati, per la scarsa propensione delle diverse strutture a segnalare le aggressioni e a registrarle. Per questo - aveva concluso la consigliera democratica - uno dei problemi principali è la mancanza di attenzione dei direttori generali alla sensibilizzazione degli operatori sanitari alla denuncia e alla registrazione degli eventi violenti e offensivi nei loro confronti". 

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