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Domenica, 2 Ottobre 2022
Attualità Paderno Dugnano

Molla tutto a 23 anni e va a gestire un rifugio a 2mila metri

È la storia di Federico Pessina, diventato il più giovane rifugista d'Italia dopo aver vinto il bando per il Chiavenna

In una città dove persino i micro appartamenti hanno prezzi proibitivi, sono sempre di più le persone che scelgono di andare a vivere lontano, in luoghi dove la frenesia e gli spazi angusti di Milano diventano solo un ricordo e dove la natura, con i suoi ritmi, regna incontrastata. Tra loro c'è anche Federico Pessina, che a 23 anni ha lasciato il capoluogo lombardo per andare a vivere nel rifugio Chiavenna, quota 2.040 metri, in Val di Spluga (Sondrio). Vicendo il bando del Cai per ottenerne la gestione è diventato il più giovane rifugista d'Italia. MilanoToday si è fatto raccontare la sua storia.

Rifugio Chiavenna

Come sei finito in alta quota?

"Abitavo a Paderno Dugnano (Milano), poi, seguendo la mia passione per la montagna, appena dopo la maturità, ho iniziato a lavorare al rifugio Gianetti in Val Masino (Sondrio) e lì mi sono innamorato del lavoro del rifugista".

Come si sta a 2mila metri?

"Sicuramente è diverso dall’idea di isolamento in 'stile Heidi' che avevo in mente, ma è altrettanto appassionante. Al Gianetti ho conosciuto molti alpinisti e amanti della montagna. Essere parte di quella montagna e vedere la felicità degli alpinisti e amanti della montagna rendeva felice anche me".

Poi sei diventato il più giovane rifugista in Italia...

"Sì, da lì ho fatto esperienze anche in altri rifugi. Lo scorso anno, poi, è uscito il bando del Cai per l’assegnazione del loro Rifugio Chiavenna. Ho partecipato senza avere molte speranze vista la giovane età; fortunatamente però mi è stata assegnata la gestione". 

Com'è il 'tuo rifugio'?

"Si trova a quota 2.040 metri, nella conca dell’Angeloga. È posizionato sotto al Pizzo Stella, fronte lago e di fianco ad alcune baite che appartenevano a pastori e che sono state trasformate dagli eredi in case che frequentano nei weekend e durante le vacanze estive".

E chi ti 'passa a trovare'?

"Il Chiavenna è un rifugio frequentato sia da alpinisti/appassionati di montagna che passano da noi per raggiungere il Pizzo Stella attraverso vie più o meno impegnative sia da famiglie che vengono da noi con i bambini e si fermano per uno o più giorni. Si arriva solamente a piedi, da Fraciscio o da Madesimo, distanti circa un'ora e mezzo di sentiero senza difficoltà".

Qual è la cosa più bella di questa esperienza, quale la più difficile?

"Sicuramente la cosa più bella del lavoro in rifugio è il poter stare strettamente a contatto con la natura e il luogo in cui viviamo. Vediamo e viviamo il passare delle stagioni attraverso i colori della natura e gli animali che vi abitano. È bello condividere la passione per la montagna con i frequentatori del luogo e parlare dei diversi modi che abbiamo di viverla". 

Ti senti mai solo?

"Sentirmi solo no, questo è un lavoro in cui si sta molto a contatto con le persone se non quando piove, momento utile per riposare e ricaricarsi per i momenti di lavoro intenso".

In cosa consiste il tuo lavoro? 

"Il lavoro consiste nella gestione a 360 gradi del rifugio: organizzare i rifornimenti (in elicottero), la cucina, le pulizie, l'accoglienza clienti, etc. Inoltre, il compito del gestore è anche quello di far conoscere il luogo e la montagna, dare indicazioni e controllare la situazione dei sentieri e informare le persone di passaggio di eventuali pericoli".

Quali capacità bisogna avere per gestire un rifugio? 

"Bisogna essere multi tasking. Bisogna saper lavorare in cucina, ci si deve improvvisare idraulici, elettricisti e avere l’occhio un po’ su tutto, perché non essendo situati in una posizione facilmente raggiungibile, bisogna sapersela cavare in tutte le situazioni. Non è infatti raro che in un rifugio saltino apparecchiature elettroniche o pompe idrauliche. 'L’ecosistema rifugio' è sempre delicato e in balia dell’ambiente circostante".

 Per quanto tempo gestirai il rifugio?

"Ho iniziato a gestire quest’anno è sarò qua per almeno altri 2 anni, sperando di rinnovare anche i 2/3 successivi come da contratto stipulato con il Cai".

Lavoresti mai in un ufficio?

"In ufficio sicuramente no. Sono andato via da Paderno proprio perché fuori dalla natura e dalle montagne mi sento come in gabbia, mi piace però tornarci visto che lì ho li amici e fidanzata". 

Consiglieresti ad altri giovani di diventare rifugisti?

"Sicuramente consiglio a tutti i giovani di fare un’esperienza di lavoro in rifugio. Se non diventerà il lavoro della vita sarà almeno un ricordo pieno di forti emozioni, di persone nuove, di sveglie all’alba per preparare le colazioni agli alpinisti e di forte contatto con la natura, utile per ridimensionare le nostre abitudini e tornare ad una vita più semplice e meno superflua".

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