Martedì, 16 Luglio 2024
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La Lega contro la Ferragni: «Propaganda da regime comunista, non degna dell'Ambrogino»

Diversi esponenti leghisti contro l'imprenditrice digitale dopo le critiche alla gestione organizzativa della campagna di vaccinazione anti Covid in Lombardia

La Lega si scaglia contro l'imprenditrice Chiara Ferragni, "rea" di essersi arrabbiata con Regione Lombardia per la gestione della campagna vaccinale contro il Covid, ma non solo. Alcuni esponenti del Carroccio lombardo si limitano a polemizzare con lei, altri arrivano addirittura a chiedere che la Ferragni restituisca l'Ambrogino d'Oro, conseguito nel 2020 insieme al marito Fedez per il loro impegno durante la lotta contro il Covid (raccolsero in poco tempo svariati milioni di euro da destinare a un nuovo reparto di terapia intensiva al San Raffaele).

La Ferragni aveva raccontato, venerdì, che la nonna di Fedez, 90 anni, pur avendo chiesto il vaccino molto tempo fa, era stata contattata soltanto venerdì mattina, poche ore dopo la pubblicazione su Instagram di alcune storie sulla gestione vaccinale della Lombardia; e che l'operatore aveva anche chiesto alla donna se fosse appunto la nonna di Fedez. Una ricostruzione smentita da Ats Milano, secondo cui nessuno ha rivolto quella domanda (impossibile, ovviamente, verificare) e soprattutto la nonna di Fedez sarebbe stata contattata solo adesso perché, al momento della richiesta del vaccino online, non aveva indicato il Comune di residenza (quindi, in sintesi, quelli che, a 90 anni, hanno dimenticato di compilare un campo online, sono stati messi in fondo alla lista). 

«Propaganda degna dei regimi comunisti»

Comunque siano andate le cose, i consiglieri comunali leghisti Max Bastoni (che è anche consigliere regionale) e Gabriele Abbiati definiscono una «strumentalizzazione» le parole della Ferragni: l'imprenditrice digitale, scrivono in una nota, «ha voluto attaccare Regione Lombardia e chi in questi mesi sta lavorando per vaccinare il maggior numero di lombardi». Bastoni e Abbiati, definendo «falsa» la notizia della mancata prenotazione al vaccino di sua «suocera» (in realtà nonna del marito), dichiarano che «falsificare una notizia al solo fine di mettere sotto attacco la Regione, non solo non è corretto ma appare anche come un atto di falsa propaganda politica, degna dei peggiori regimi comunisti».

«Personaggi che si prestano a queste falsificazioni - aggiungono Bastoni e Abbiati - non sono degni di poter ricevere l'Ambrogino d'Oro e quindi la signora Ferragni restituisca l'attestato e si metta al lavoro seriamente per il bene dei milanesi e dei lombardi». 

«Polemica sul nulla, specialità della casa»

Poco teneri con la Ferragni anche altri esponenti della Lega. Il deputato Fabrizio Cecchetti, per esempio, afferma che «la Ferragni, sfruttando la propria notorietà, si inventa una polemica sul nulla sui vaccini, totalmente infondata, smentita da un comunicato di Ats Milano che chiude ogni speculazione». La consigliera regionale Silvia Scurati, prendendo per oro colato il comunicato di Ats, afferma che si è trattato di una «polemica sul nulla che è evidentemente specialità della casa», aggiungendo che «l'omessa segnalazione del Comune di residenza nella compilazione dell'adesione è l'unico problema». Ma la Scurati va oltre: «Il duo Ferragnez ogni giorno ne inventa una e, per carità, è chiaro che abbiano necessità di mantenere la loro esposizione mediatica, ma evitino bufale che creano solo tensioni in un momento delicato per la Lombardia».


  

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