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Sabato, 24 Settembre 2022
Il patto

Droghe: Milano si schiera, "cambiare la legge". E fa il patto con altre città

Un patto tra le più grandi città italiane per superare il proibizionismo insito nell'attuale legislazione sulle droghe

Un patto tra varie città italiane per sviluppare una politica innovativa sulle sostanze stupefacenti e arrivare alla riforma della legge in vigore, smettendo di parlare di 'devianza' e 'patologia' e puntando alle alternative alla 'regolazione penale'. L'amministrazione di Milano ha approvato una delibera di giunta per promuovere la collaborazione tra Milano, Bari, Bologna, Torino, Napoli e la Città Metropolitana di Roma. L'obiettivo è un cambio di passo sulle politiche di contrasto all’uso delle droghe. 

"Da anni, i grandi centri urbani sono i luoghi in cui si manifestano i nuovi fenomeni sociali e le ultime tendenze che riguardano il consumo di droghe non fanno eccezione", si legge in una nota di Palazzo Marino: "Se da una parte si sono moltiplicate le sostanze psicoattive usate da persone socialmente integrate e tra la popolazione giovanile, dall’altra si è complicata la realtà e i rischi connessi delle persone socialmente emarginate che consumano droghe, la cui condizione è segnata dai processi di impoverimento che investono proprio le città".

Parlare di devianza e patologia diventa inadeguato, di fronte alla diffusione delle sostanze e alla diversificazione dei modelli di consumo. "L'approccio centrato sulla risposta penale e repressiva - si legge ancora - è risultato non efficace e spesso utile solo ad accrescere lo stigma e ad acuire i conflitti sociali tra generazioni". Di qui la promozione di una prospettiva di approccio sociale, "con cui le politiche di ordine pubblico devono integrarsi, e non viceversa".

Ecco quindi che la rete delle città si fa esplicitamente promotrice di una riforma della legge in vigore, datata 1990, "nel segno della decriminalizzazione e delle alternative alla regolazione penale". Come? Anzittuto lavorando per "un migliore coordinamento tra le istituzioni che hanno competenze sanitarie e sociali" in modo da promuovere interventi che "minimizzino il ricorso a strumenti di espulsione e controllo" di chi usa le sostanze stupefacenti, preferendo "inclusione e mediazione", senza dimenticare di garantire i diritti sociali delle persone che usano droghe per l'accesso al welfare locale, "eliminando ogni discriminazione basata sui comportamenti di uso".

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