Venerdì, 18 Giugno 2021
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Come cambierà la sanità in Lombardia. Le critiche delle opposizioni

Presentate le linee d'indirizzo della riforma della legge sulla sanità. La Moratti vuole che sia approvata (almeno in commissione) entro settembre 2021

Non piace alle opposizioni la bozza di riforma della sanità lombarda, presentata in commissione dopo essere stata approvata dalla giunta. Si tratta al momento soltanto di "linee di indirizzo", dalle quali si capisce comunque in che modo e in quale direzione il centrodestra vuole riformare il sistema sanitario revisionando la legge attualmente in vigore, che risale al 2015 (giunta Maroni). Del tema si parla incessantemente da quando è scoppiata la pandemia covid, che ha evidenziato oggettivi limiti soprattutto per quanto riguarda la cosiddetta sanità territoriale, quella dei medici di famiglia e delle strutture intermedie rispetto agli ospedali.

Nel frattempo è intervenuto il Pnrr, Piano nazionale di ripresa e resilienza, ovvero il piano per spendere i soldi del Recovery Fund, che ha fissato obiettivi anche dal punto di vista sanitario con la missione numero 6, che assegna risorse per oltre 15 miliardi di euro tra reti di prossimità, telemedicina, innovazione e digitalizzazione. La Lombardia investirà 700 milioni di euro di proprie risorse.

Sul fronte della medicina territoriale, il più critico durante la pandemia covid, verranno creati i distretti, già previsti dalla legge del 2015: ce ne sarà uno ogni 100 mila abitanti. Da loro dipenderanno due tipi di strutture oggi inesistenti: le Case della Comunità, una ogni 50 mila abitanti, con medici specialisti in diverse discipline, ma anche infermieri e assistenti sociali, in stretto contatto con medici e pediatri di base, e gli "ospedali di comunità", uno per ogni azienda ospedaliera (Asst), che serviranno per i ricoveri più brevi.

Un'altra novità è quella delle centrali operative territoriali, una per ogni distretto: punti di accesso (fisici ma anche digitali) che dovrebbero accompagnare il cittadino nella rete dei servizi sanitari, in modo da colmare eventuali vuoti nel percorso di assistenza, garantendo anche la presa in carico dei pazienti fragili, con collegamenti con il terzo settore.

«Prima Regione ad attuare il piano di ripresa nazionale»

Ora che sono state presentate le linee di sviluppo, partiranno in commissione sanità le audizioni, per scendere nel dettaglio dei singoli punti della riforma. L'obiettivo di Letizia Moratti è approvare un testo in commissione entro settembre. La giunta è stata accusata di un ritardo nella definizione della "nuova sanità", ma la Lega fa fronte comune e replica che «siamo la prima Regione d'Italia a programmare l’attuazione della missione 6 del PNRR e ad integrarla con fondi propri, con una visione che permetterà di coronare gli obiettivi ambiziosi che già la legge 23 del 2015 aveva avviato».

Secondo il Carroccio, «durante la campagna vaccinale» si è dimostrato ancora una volta «il valore e la competenza di tutto il sistema sanitario lombardo». Ora, la revisione «consentirà di avvicinare ancora di più la nostra sanità ai cittadini, attraverso il taglio delle liste d’attesa, la valorizzazione della medicina territoriale, la prevenzione e il miglioramento delle condizioni nei luoghi di vita e di lavoro».

Le opposizioni non ci stanno: «Ci sono tre mancanze totali: le farmacie e il loro ruolo capillare e di presidio territoriale, il chiarimento sui meccanismi delle nomine e le indicazioni per la sanità di montagna», commenta Niccolò Carretta di Azione: «E' apprezzabile l’intento di potenziare la sanità di territorio, indispensabile, ma la Lombardia non è tutta come Milano e non basta ammettere il fallimento di questi anni per risolvere il problema. Sul ruolo dei medici di medicina generale si fa un tentativo, ma non si entra ancora nel vivo di tutte le questioni aperte». Infine, secondo il consigliere del partito di Carlo Calenda, «le Ats vengono depotenziate. Che senso ha mantenerle? E le funzioni delle case della salute devono essere specificate meglio».

«Case di comunità, saranno troppo poche»

Per il Movimento 5 Stelle «la revisione è in perfetta continuità con la politica di Maroni e Formigoni. Sparisce ogni rafforzamento di una attività pianificatoria centrale», dichiara Marco Fumagalli: «Si persegue il fine della competizione tra pubblico e privato in ossequio al più sfrenato liberismo. Con l’introduzione della possibilità di far diventare aziende ospedaliere anche gli ospedali privati si mette fuori dal gioco l’intera sanità pubblica lombarda. Un requiem per la sanità pubblica».

Secondo Elisabetta Strada dei Lombardi Civici Europeisti, il fulcro della riforma continua ad essere l'ospedale, a discapito della sanità territoriale. La consigliera critica vari punti della bozza: l'assenza di un accenno alla salute mentale («si stimano 150 mila nuovi casi di depressione dovuti alla sola disoccupazione da pandemia»), la necessità di aumentare ulteriormente le case della comunità, che saranno una ogni 50 mila abitanti, la «superficialità con cui si parla del ruolo dei sindaci, citati solo sull'istituzione dei distretti», la questione delle liste d'attesa («ora una vera emergenza. Nel documento non c'è traccia di agende integrate pubblico-privato») e l'assenza dell'obbligo di presentare i bilanci per le strutture private accreditate.

«Le Ats tornano a controllare il sistema sanitario, ma non sono imparziali»

Michele Usuelli (+Europa/Radicali) evidenzia che a maggio 2020 Attilio Fontana aveva dichiarato che occorreva modificare la legge, e la Moratti ha come obiettivo l'approvazione entro settembre 2021. Per il medico-consigliere, «la governance dell'accreditamento pubblico e privato continua ad essere dei direttori delle Ats e non responsabilità diretta dell'assessorato al welfare, mentre non c'è una riga che definisca ruolo e responsabilità dell'assessorato». Ancora, gli ospedali (Asst) «parrebbero mantenere il peccato originale della legge Maroni, dovendo gestire sia la sanità ospedaliera sia quella territoriale, situazione che ha già ampiamente determinato una prevalente attenzione all’ospedale, abbandonando la sanità territoriale». Per Usuelli sarebbe meglio dare invece autonomia ai distretti.

«Desta poi preoccupazione la modalità della libera professione intramuraria per l'erogazione di prestazioni ambulatoriali nei distretti. E nelle case di comunità ci sorprende l'inserimento di medici specialisti e l'esclusione del personale amministrativo che assolve al necessario ruolo di segreteria. Viene poi smantellata l'agenzia di controllo del sistema socio-sanitario e i controlli in sanità tornano nelle mani di Ats, i cui direttori, di nomina fiduciaria politica, non possono rappresentare la terzietà necessaria ad ogni decente authority di controllo». 

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