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A scuola le lezioni contro il "fondamentalismo islamico": "Lombardia prima regione d'Italia"

L'annuncio di De Corato: "Nuovi strumenti per contrastare la diffusione di idee radicale"

Educare i cittadini, soprattutto quelli più giovani. E prevenire ogni potenziale rischio, ogni estremismo, compresi quelli religiosi. 

La Lombardia - ha annunciato l'assessore alla sicurezza del Pirellone, Riccardo De Corato - è "la prima regione in Italia ad organizzare corsi formativi nelle scuole volti a contrastare l'estremismo violento che comprende fenomeni come il fondamentalismo islamico". 

La regione e l'ufficio scolastico hanno "messo in campo - ha spiegato l'assessore - nuovi strumenti in grado di contrastare la diffusione di idee radicali ed evitare che queste, attraverso il cosiddetto proselitismo o indottrinamento ideologico, possano sfociare in estremismi".

Il progetto - che è già partito nella Oriani Mazzini di Milano e in altri quattro istituti lombardi - "è finalizzato a prevenire ogni estremismo violento, passando attraverso l'educazione della cittadinanza e il rispetto delle differenze", ha chiarito il Pirellone in una nota.

"È necessaria la diffusione di buone pratiche per l'integrazione già tra i banchi di scuola. Secondo i dati diffusi dall'ufficio scolastico regionale in Lombardia gli alunni stranieri sono in crescita, al contrario di quelli italiani - ha sottolineato De Corato -. Quest'anno in prima elementare i bambini stranieri sono stati ben 5.539 rispetto ai 5.149 dell'anno scorso per un totale di studenti di quasi 193 mila tutta la regione. Le maggiori concentrazioni, come è ovvio, si rilevano nei capoluoghi di provincia. Addirittura a Milano ci sono scuole dove gli italiani rappresentano la netta minoranza: un esempio sono le scuole elementari di via Paravia, zona San Siro, dove gli stranieri sono l'83,7%".

"Nel 2015 da uno studio del centro nazionale di ricerca francese effettuato su 7000 studenti - ha ricordato l'assessore - è emerso che un giovane su ogni tre intervistati aderiva al fondamentalismo. Il 32% non aveva condannato completamente gli attacchi contro Charlie Hebdo e gli altri attentati a Parigi e, tra gli studenti delle scuole superiori, addirittura il 70% non aveva considerato colpevoli gli autori dei due attacchi".

"Come dimostrato da questo studio - ha concluso De Corato - il multiculturalismo diffuso obbliga la scuola ad uno sforzo che non è solo quello dell'integrazione, perché i ragazzi spesso riescono ad integrarsi da soli, ma soprattutto quello dell'educazione affinché il fondamentalismo venga ripudiato e respinto".

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