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Lascia il lavoro a tempo indeterminato per viaggiare in bici

È la storia di Andrea Lamonica, 30enne di Novate Milanese appassionato di avventure su due ruote

Lasciare il lavoro da impiegato per vivere avventure in giro per il mondo. Un sogno di moltissimi, che quasi nessuno ha il coraggio di realizzare. Tra questi 'happy few' c'è Andrea Lamonica, trentenne di Novate Milanese, che qualche mese fa ha dato le dimissioni dal suo impiego a tempo indeterminato per viaggiare in bici da Milano fino ad Atene. Lo abbiamo contattato per farci raccontare la sua storia. Ecco cosa ci ha detto.

Qual era il lavoro da cui ti sei licenziato?

"Ero impiegato a tempo indeterminato in una multinazionale tra le più importanti per fatturato. Mi sono licenziato perché non riuscivo più ad identificarmi nel lavoro che svolgevo e nella visione aziendale. Andavamo in due direzioni opposte".

Come ti è venuta l'idea di partire?

"Sono una persona che pecca in costanza, mi lascio coinvolgere in tantissimi progetti e poi fatico a concluderli tutti. La bici in questo è una grande maestra e ti obbliga a finire ciò che hai incominciato. Piove? Devi pedalare. Sei stanco? Devi pedalare. C'è un grande dislivello? Devi pedalare. La seconda motivazione è che quest'anno, invece di recensire libri come faccio abitualmente, un'avventura avrei voluto scriverla io. Ma per scrivere serve una storia ed è così che ho iniziato a pedalare. Non so dirti se riuscirò veramente a tirare fuori un libro da questa avventura ma ho sicuramente scritto un nuovo capitolo della mia vita".

Quella dei viaggi, quindi, non è una passione nuova?

"No, infatti. Ho viaggiato molto, per lo più a bordo di una motocicletta o con uno zaino in spalla. Ma questa per me è stata la prima volta in bicicletta. Gestisco anche Mappalibro.it, il portale di riferimento della letteratura di viaggio in Italia. Particolarità del progetto: recensiamo libri di viaggi e i proventi del servizio professionale di recensione (destinati a editori ed autori) vengono destinati a progetti di ricerca o di interesse sociale (da due anni collaboriamo con Acmt-rete)".

Quanto è durato il viaggio, quanti chilometri hai percorso e quali Paesi hai attraversato?

"Questa domanda è complessa perché non ho portato con me un ciclocomputer. Ho però seguito la ciclabile del Po per poi congiungermi a EuroVelo8 (che dal Portogallo traccia una linea teorica per viaggiare in sicurezza con la bici, fino ad Atene). In realtà Eurovelo è piena di ostacoli (ciclabili che si interrompono o che passano per scalinate, ad esempio) e ho quindi sfruttato il file Gpx (sul mio cellulare), messo a disposizione dai ragazzi di lifeintravel.it che anni prima del progetto Eurovelo avevano già tracciato questa via (sono cicloviaggiatori famosissimi). Per dare una cifra, ho percorso circa 3mila km in 40 giorni. Ho attraversato Slovenia, Croazia, Bosnia, Montenegro, Albania e Grecia. Territori ricchi di storia e di natura dove spesso l'italiano si sente più dell'inglese".

Qual è stato il momento più bello?

"Il momento più bello in assoluto è stato il giorno del mio rientro in Italia che coincide con il giorno del 'No' per i greci. La storia racconta che in questa giornata, i fascisti bussarono alle porte della Grecia chiedendo di non opporre resistenza e di far transitare le truppe italiane. Il governo greco disse 'no', rispondendo con le armi. Sul traghetto da Patrasso verso Bari, ho guardato il telefono e ho sfogliato le foto. Lì, per la prima volta, ho realizzato: ce l'ho fatta veramente. Che gioia incredibile".

E quello più difficile?

"La parte più ardua posso dire quando ho attraversato la zona tra l'Albania e la Grecia, dove vivono grandi gruppi di cani randagi che mi hanno incasinato più di qualche giornata. Questi animali sono molto territoriali e non apprezzano i ciclisti. Mi hanno morso le borse un paio di volte, ma fortunatamente non è mai successo nulla di più". 

Pensi che un viaggio come questo sia solo per 'esperti'?

"Assolutamente no. Quando ho iniziato a raccontare della mia idea, mi è capitato spesso di sentirmi chiedere 'ma vai senza una preparazione fisica?'. Tuttora penso sia una domanda sciocca: siamo fatti per muoverci, non per rimanere seduti sul divano. Muoverci è la cosa più naturale che possiamo fare. In più non dovevo battere un record (per il quale una preparazione sarebbe stata fondamentale), ma solo uscire a prendermi un po' di vita, con i miei ritmi, con le mie possibilità. Devo anche ammettere che sono partito senza conoscere molto della meccanica delle bici ma sono sempre dell'idea che, una volta in viaggio, una soluzione si trovi sempre. Qualche volta è scomoda, qualche volta può essere costosa, ma comunque c'è".

Quindi il tuo è stato un viaggio 'lento'?

"Con la mia bici non ho mai percorso più di 90/100km al giorno. Mi ha però sorpreso vedere ciò di cui il mio corpo - libero dal pensiero di dover tornare ripercorrendo la stessa strada - sia stato capace: il secondo giorno, con 25 chili di carico sulla bici, sono riuscito a percorrere i 188km che separano Cremona da Ferrara. Non sono partito nemmeno con un'attrezzatura troppo tecnica: le borse ad esempio le ho staccate dalla moto e agganciate con un paio di moschettoni al telaio della bici. Non particolarmente bello da vedere, ma funzionale quanto basta".

Qual è il ricordo di questo viaggio che rimarrà sempre con te?

"Ridurre tutto a un solo ricordo è veramente complesso. A un certo punto mi sembrava quasi di aver sempre vissuto così. Non c'era niente di più normale della mia nuova routine: carica/scarica la bici, pedala e mangia. Uno dei momenti più magici è stato a Venezia, dove ho avuto la possibilità di vedere la replica del testamento di Marco Polo. Ha avuto un gran significato per me. Se invece parliamo di ricordi negativi, posso sicuramente citare il percorso per raggiungere la città Fiume (Rijeka), lungo il quale ho dovuto combattere contro la Bora, rallentando il percorso di quasi una settimana, tanta era la forza di questo vento".

Hai fatto molti incontri? Com'è stato il rapporto con i locali?

"I cicloturisti sono un'enorme famiglia. Bastava che mi fermassi qualche secondo a bordo strada, anche solo per controllare la direzione, che qualcuno si fermava a chiedermi se ero in difficoltà. Fino a Spalato, in Croazia, ho raramente pedalato in solitaria mentre dal Montenegro in poi, essendoci più di una via per raggiungere Atene, è stato più difficile incrociare altri ciclisti. Ho trovato tantissima umanità in tutte le nazioni che ho attraversato: chi mi ha offerto acqua fresca, chi mi ha aiutato con piccole riparazioni e chi si è improvvisato traduttore per aiutarmi ad avere informazioni".

Ora che sei tornato stai cercando lavoro? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

"Su Mappalibro.it stiamo portando sempre più lettori alla scoperta della letteratura di viaggio ma anche alla scoperta dei principali editori e dei viaggiatori che tengono vivo questo settore. Nei prossimi anni mi piacerebbe continuare a svolgere questa attività a tempo pieno e fare in modo che sempre più persone si avvicinino alla lettura anche grazie al nostro contributo. Poi chissà dove mi porterà la vita... Qualche mese fa non avrei nemmeno pensato di raggiungere Atene in bici. Forse è proprio lo stupore davanti all'imprevedibilità dell'esistenza che la rende così incredibilmente degna di essere vissuta. Forse, in questo momento più che mai, voglio prendermi un momento per credere che tutto sia possibile".

C'è qualcuno che ti senti di dover ringraziare per questa avventura?

"Sicuramente i miei amici Matteo ed Elena che, seppur solo telefonicamente, mi hanno sempre supportato. Importantissimo anche il supporto di Alessandro del negozio Bici e Biciclette di Bollate: da quando gli ho raccontato la mia idea, si è subito messo a disposizione per prepararmi la bici e per spiegarmi come effettuare le manutenzioni più importanti durante il viaggio. Con un camionista albanese, abbiamo sostituito un copertone della bici utilizzando i messaggi audio che Alessandro ci mandava dal negozio. Forse, però, il ringraziamento più grande andrebbe al giornalista Tiziano Terzani che, grazie ai suoi meravigliosi libri, mi ha trasmesso l'importanza di voler scoprire cosa c'è al di là, di ciò che conosco bene".

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