No, Milano non è (ancora) la città dove si vive meglio d'Italia. Ma i numeri siano da traino alla realtà

Criminalità elevata, diseguaglianze sociali, stipendi medi non al passo dell'elevatissimo costo della vita. Al di là della Milano sfavillante degli investimenti privati e dei numeri asettici, c'è una grossa parte di città che non respira benessere. La giunta è sulla buona strada, ma tanto c'è da fare: e la classifica del Sole 24 Ore non sia punto d'arrivo, ma di partenza. Il commento

Biblioteca degli alberi, simbolo del rinascimento milanese degli ultimi anni

Basta passeggiare tra le geometrie calde della Biblioteca degli alberi. O guardarla in foto dall'alto. Perdersi nei suoi incroci arborei. Oppure fermarsi davanti al Bosco verticale, con i colori ancora autunnali che abbracciano i balconi.

E Citylife? Grattacieli partoriti dalle matite di archistar, verde incontaminato intorno, privato che apre al pubblico. Monumenti nuovi al design, al bello. E poi l'internazionalizzazione spinta: colossi che aprono torrefazioni, poi si moltiplicano e investono ancora. Basta questo per capire che non esiste nessun altro luogo così in Italia. Se ne sono sono accorti all'estero, già da qualche anno; Milano incensata dal New York Times, dal Wall Street Journal, da Reuters. L'incoronazione arriva, ora, anche dai rigorosi numeri del Sole 24 Ore, nella tradizionale classifica sulla qualità della vita che, ogni anno, finisce sulle scrivanie dei sindaci all'alba, scatenando vuoi tempeste vuoi esplosioni di soddisfazione. Secondo gli indicatori, Milano con i veri ricchi, a Milano i capitali, a Milano i consumi e il benessere. Tutto vero. Alla giunta Sala va questa meritata medaglia, traguardo intermedio di un'idea di città partita da lontano, dalle amministrazioni di centrodestra e ben accompagnata da Pisapia. Milano, in questo momento, è la capitale del Paese. Traino e locomotrice. E' fatto oggettivo e inoppugnabile. Roma arranca, contorta in una spirale di autodistruzione che stride con la bellezza di città senza tempo. 

Ma i numeri non dicono tutto. Non possono dirlo, perchè la semplificazione aritmetica di medie e classifiche dà visione d'insieme, eppure non scruta nelle pieghe della diversità. Non è solo Gae Aulenti, Fondazione Prada, la carissima Montenapo. Milano è anche tanti quartieri dove la gente, al mattino, si trova auto sventrate e ripulite di tutto, oppure i box trapanati perchè le gang danno una sbirciata per decidere se rubare o meno; è la stessa metropoli dove molti turisti sono aggrediti e derubati con scientifica perseveranza, o la stessa di chi trova piste ciclabili inaugurate in pompa magna bloccate dall'inciviltà bruta di caterve di auto in doppia fila. O quella delle pile di Ofo nel Naviglio. Polizia e carabinieri si fanno in quattro, ma gli strumenti legislativi di prevenzione sono deboli. Dove esiste un cimitero di persone vive, tra palazzi dormitorio e sfavillanti studi televisivi, i cui fantasmi si aggirano implorando una dose, in un vero e proprio tappeto di siringhe e sangue. E si fatica a trovare una soluzione. E dove la gente continua a perdere la vita per il freddo, in quattro solo quest'anno, inventando dormitori a cielo aperto davanti alle vetrine di banche chiuse. 

Sì, anche questa è Milano. La banale retorica dell'agglomerato urbano a due velocità è più che mai viva e pulsante, nella vita di tutti i giorni, in chi combatte in palazzine popolari fatiscenti dove esistere significa lottare perennemente tra la prepotenza cieca degli abusivi e dirigenti che si vedono col lumicino. Perchè se è vero che all'ombra della Madonnina costa vivere, e tanto, è anche vero che gli stipendi medi sono nel pantano, lontano anni luce da altre città europee con costi della vita assimilabili.

La classifica del Sole 24 Ore non sia un punto di arrivo. Ma di partenza. Perchè si acceleri il processo in cui il necessario bello che ricade in centro sia motore reale per tutto ciò che sta intorno. L'amministrazione di Sala sta portando avanti scelte lungimiranti, tanto è stato fatto nell'inclusione sociale, eppure non basta. Il primo cittadino, con intelligenza, lo sa e non lo nasconde. Il percepito è lontano, troppo lontano dagli attici a 12mila euro al metro quadro. Palazzo Marino sia inflessibile con la minoranza che deturpa, vandalizza, imbruttisce, rovina tutto ciò che non è iper controllato nella cerchia dei Bastioni. Lo sia sempre di più. Non si curi di pochi che contestano a prescindere o di chi non vuole cedere alla legalità. I milanesi si meritano tanto. E questo deve essere un impegno galoppante per colmare il solco tra statistiche tiepide e grida d'aiuto delle periferie. 

  

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