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Martedì, 21 Maggio 2024

L'editoriale

Marco Riccardo Ferrari

Editorialista

Ma se Milano fa così schifo, perché siete tutti qui?

Selvaggia Lucarelli pubblica un articolo infarcito di luoghi comuni, banalità, imprecisioni e (qualche) mezza verità. Ma la domanda, sotto sotto, è sempre la stessa

Selvaggia Lucarelli dice di vivere da 14 anni a Milano, ma dal suo ultimo articolo in cui manifesta il suo disamore per la città sembra che Milano non l’abbia davvero conosciuta. Il pezzo è una serie di luoghi comuni e pregiudizi già sentiti più volte e messi insieme in sequenza. Come tutti i pregiudizi ci sono alcuni aspetti che sono verosimili, e quindi ecco che così si riesce a fare presa sul grande pubblico, perché non si vede l’ora di avere conferma alle proprie convinzioni.

Basta guardare un po' fuori dalla 'circonvalla'

Manca totalmente l’analisi critica e l’approfondimento e dopo 14 anni questo è abbastanza grave. Ma procediamo con ordine. Partiamo dal tema casa. Lucarelli dice che avrebbe bisogno di un appartamento da 150 mq ma che a meno di 3.000/4.000 euro di affitto o di 750.000 per l’acquisto non trova nulla. Possibile? Sicuramente il mercato immobiliare di Milano è difficile e costoso, ma questo è vero per qualsiasi grande metropoli europea. Certo che se Lucarelli guarda dentro la ‘circonvalla’, cioè la cerchia della filovia 90/91 che ha un raggio di soli 3 km dal Duomo, può darsi. Ma quello è ormai il vero centro di Milano. Ma avete presente quanto costi affittare un monolocale a 3 km dalla Tour Eiffel a Parigi o da Buckingham Palace a Londra? Ma la gran parte dei milanesi vive al di là della ‘circonvalla’, per non parlare di Corsico, Cormano, Rozzano ecc.: sono ormai Milano a tutti gli effetti, distano dal Duomo meno di 10 km, e a Roma sarebbero tutti dentro il Gra. Con 750.000 euro in periferia, ma sempre nel comune di Milano, ci si può comprare una casa indipendente, altro che 150 mq. E per avere 150 mq si spendono 400/500.000 euro al massimo e di affitto sotto i 2.000.

Gentrificazione significa altro

Parla poi di gentrificazione, dicendo che è “uno dei più grandi inganni” della città, senza però forse conoscere il termine. La gentrificazione è quel processo per cui classi maggiormente abbienti ‘conquistano’ piano piano quartieri degradati, quindi ristrutturando le case e infine migliorandole. La gentrificazione è un processo che avviene in tutte le città del mondo e se da una parte ha aspetti positivi, perché ovviamente se un quartiere migliora siamo tutti contenti, dall’altra rischia di creare problemi sociali a causa ‘dell’espulsione’ delle classi meno abbienti che non possono più permettersi quei costi. Per esempio, a Milano i Navigli e Brera erano zone malfamate e degradate, oggi sono zone esclusive e - anche se c’era un’aura di romanticismo e di vita da bohème - non credo che nessuno oggi rimpianga le case di ringhiera fatiscenti con i cessi in comune sul ballatoio e la mala - quella vera, coi mitra - che vi bazzicava dentro. Certo la gentrificazione va gestita, proprio per evitare quei problemi sociali che può causare, ma è da capire cosa si intenda per “inganno”. Ma nel denigrare NoLo e l’Ortica della finta (?) gentrificazione, Lucarelli dimostra di conoscere ben poco quei quartieri. No, non si tratta solo di rebranding e di marketing territoriale: dietro c’è il lavoro di tante associazioni e gruppi di cittadini che ci tengono al loro quartiere e che con tanto impegno volontario vogliono migliorare la qualità della vita delle zone dove vivono. Perché i problemi ci sono, certo, ma i milanesi da sempre si danno da fare per cambiare le cose senza aspettare che sia qualcun altro a farlo e forse questo Lucarelli non l’ha ancora capito. Basta vedere i tanti progetti e le iniziative partite dal basso senza aspettare che il Comune faccia qualcosa, anzi spesso è arrivato dopo a metterci il cappello.

L'ossessione per Citylife

E poi che noia questa sua ossessione per i “Ferragnez”, ha trovato il modo per inserirli anche qui. Ai milanesi importa poco che a CityLife vivano un migliaio di ricconi, forse perché intanto anche grazie ai loro soldi oggi tutta la citta può passeggiare in quel quartiere e usufruirne dei servizi. Ha mai provato a passare un pomeriggio dalla ‘food court’? È pieno di ragazzi che studiano e fanno i compiti insieme, a proposito della supposta mancanza dei luoghi di aggregazione, e arrivano da tutti i quartieri, comprese le periferie.

La balla sullo smog in lockdown

Quando Selvaggia Lucarelli dice che lo smog è un grosso problema della città ha ragione, ma poi dice che lo stesso problema è rimasto “durante i giorni del lockdown totale, nel marzo del 2020”, quindi criticando Area B che invece punta a mitigarlo. Ma queste sono le tesi dell’ex Assessore regionale all’Ambiente Raffaele Cattaneo, che negava l’evidenza dei dati dicendo che in fondo il problema non è risolvibile. Mi chiedo quali siano le fonti della Lucarelli perché i dati (qui i numeri reali) hanno invece dimostrato che il lockdown e il conseguente blocco del traffico hanno causato “un decremento delle emissioni in atmosfera rispetto alla situazione normale intorno al 30 – 40 % per gli ossidi di azoto (per i quali la diminuzione dei flussi di traffico è stata particolarmente importante) e tra il 7 ed il 14% per il PM10”, questo secondo uno studio dell’Arpa Lombardia. Ci sono state anche le analisi satellitari dell’Agenzia Europea per la protezione dell’ambiente che hanno ulteriormente evidenziato come gli ossidi di azoto si siano ridotti notevolmente durante il lockdown. Ecco perché Area B, perché ancora una volta i milanesi si danno da fare e dato che gli ossidi di azoto derivano principalmente dai diesel è a questi che è rivolta Area B, con grande pragmatismo. E come anche stanno facendo le altre città europee. Quindi anche in questo caso Selvaggia Lucarelli ripete slogan sentiti altrove senza riscontri oggettivi.

"Non esistono piazze coi locali"

Infine, Lucarelli dimostra di conoscere poco Milano quando dice che c’è un problema con la movida perché “non esistono grandi piazze con locali e ristoranti e larghe zone di aggregazione”, ma in che senso? In realtà a Milano la movida è diffusa e di zone piene di locali ce ne sono - per fortuna direi - molte. Anni fa erano solo i Navigli e Brera, oggi ne sono nate tante altre, e finalmente anche in periferia – a partire dal disprezzato NoLo. Ma la scarsa conoscenza della città trova conferma quando dice che la zona della Stazione Centrale era “uno dei luoghi più raffinati degli aperitivi milanesi”: ma LOL, quando mai!? Purtroppo, Centrale e Vittor Pisani sono da sempre problematiche e anzi forse negli anni sono migliorate. Il problema di Selvaggia Lucarelli è che in fondo ha una mentalità ancora provinciale. Come quei turisti che vanno a New York e pensano che sia solo Manhattan, lei pensa che Milano finisca alla circonvalla, la cerchia della 90/91: invece da lì in poi comincia la vera Milano, quella dei milanesi che ci sono nati e che la vivono tutti i giorni e di chi ha scelto di stabilirsi. Chi viene da fuori ha spesso la puzza sotto il naso e guai ad affittare a Baggio, alla Barona, a NoLo, a Niguarda, ad Affori… ma sono loro che concentrandosi solo sul centro hanno fatto alzare i prezzi.

In realtà le periferie, così tanto denigrate da chi arriva da fuori, riservano grandi sorprese a volerle scoprire. Io sono nato e cresciuto a Baggio, per un certo periodo ho vissuto in zona De Angeli ma poi sono tornato nel mio quartiere per vivere e non me ne pento: a due passi da casa ci sono asilo, elementari e medie che le mie figlie raggiungono a piedi, a 10 minuti c’è la metropolitana che in 20 mi porta in Duomo, di fronte abbiamo l’incredibile polmone verde del Parco delle cave e poi supermercati, negozi di ogni genere, l’ospedale San Carlo a due chilometri, gli uffici decentrati del Comune. E poi un ‘centro storico’ di impronta medioevale con un campanile del XI secolo. E sono così tanti altri quartieri di Milano: offrono i vantaggi di una grande città coniugando la qualità della vita dei piccoli centri. Nessuno nega che nella nostra città ci siano problemi e sono io il primo a poterne fare un lungo elenco, ma ridurre tutto “a costa tanto e fa schifo” dimostra superficialità e mancanza di capacità di analisi. Anche perché alla fine vale sempre la legge della domanda e dell’offerta: se Milano fa così schifo, perché comunque alla fine sono sempre qui tutti?

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Ma se Milano fa così schifo, perché siete tutti qui?

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