Montanelli, femministe in piazza (contro Sala): "Stupro e pedofilia non sono «un errore»"

La protesta del gruppo "Non uno di meno": "Vogliamo rispondere al sindaco Sala"

La statua di Montanelli "sporcata" dalle femministe

Ci tengono a dire la loro, contro il sindaco Sala e contro quel "gruppo di potere che finora si è auto assolto". Ci tengono a spiegare che "stupro e pedofilia non sono errori". E Ci tengono a urlare, far capire, che "la vita di Destà vale, la nostra vita vale". 

Le ragazze di "Non una di meno", la rete che lotta contro "violenza di genere e patriarcato", hanno organizzato per martedì pomeriggio - con inizio alle 18.30 - un presidio in piazza della Scala, proprio sotto palazzo Marino. Motivo della loro rabbia la statua di Indro Montanelli nei giardini di porta Venezia, che "I sentinelli" hanno chiesto venisse tolta e che lo scorso weekend è stata imbrattata con la vernice rossa da alcuni studenti. A motivare la richiesta di rimozione è il "matrimonio" che il giornalista ebbe negli anni '30 in Etiopia con la 12enne Destà, "comprata" dalla sua famiglia e diventata sposa di Montanelli, che a quei tempi era un sottotenente. Per il sindaco di Milano, Beppe Sala, però "nessuno è senza macchia" e tutti "fanno errori" e quindi la statua resta lì dov'è. Proprio quella parola, "errore", ha fatto storcere il naso a "Non una di meno". 

"Stupro, pedofilia e colonialismo non sono 'un errore', il colonialismo è stupro - si legge nella presentazione del presidio -. Vogliamo rispondere innanzitutto al sindaco Sala e tutti quei giornalisti italiani che rappresentano un gruppo di potere che finora si è auto assolto, alimentando una cultura della violenza strutturale e negando qualsiasi discussione su colonialismo e razzismo. Le istituzioni pubbliche scelgono un'ennesima volta di ignorare le atrocità del passato e del presente".

"Stupro e pedolifia non sono errori, ma crimini contro la persona e contro l'umanità, il colonialismo è stupro - proseguono le manifestanti -. Lo stupro è uno strumento di sopraffazione, di potere, un elemento caratterizzante della conquista coloniale e della cultura patriarcale.Definire stupro e pedofilia come "macchie" potenzialmente presenti nella vita di tutti significa banalizzare e normalizzare la violenza", rinfacciano da 'Non una di meno' al sindaco Sala e chiedono, provocando: "Se la bambina di 12 anni fosse bianca, il suo stupro sarebbe stato definito 'un errore'?"

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"Quando Sala deve dire cosa ha fatto concretamente sul tema del razzismo parla di gesti e manifestazioni simboliche. Questo è uno dei tanti problemi. Nemmeno il piano simbolico è però molto forte, se si rifiuta di mettere in discussione la tradizione della celebrazione di figure razziste e fasciste. È mancato - recriminano dal gruppo - persino il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome. 'Macchie' ed 'errori' sono le parole che coprono 'stupro' e 'pedofilia', nonché 'razzismo' e 'schiavitù'. Chiamiamo le cose con il proprio nome". 
 
"Lo sdoganamento di stupro e pedofilia come 'errori' è doppiamente grave se viene dal una figura pubblica istituzionale e un precedente pericoloso. Chiediamo al sindaco - concludono da 'Non una di meno' -, quindi adesso a Milano vale tutto? Ci dobbiamo preoccupare per noi e le nostre figlie?". 

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