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Imane Fadil, l'avvocato di Berlusconi: "La sua morte ci danneggia al processo Ruby Ter"

Secondo il legale, ora le dichiarazioni della modella entreranno direttamente negli atti senza possibilità di contro-interrogare

Imane Fadil è tornata a far parlare di sé la mattina di martedì 19 marzo, giornata di udienza del processo Ruby Ter nel quale la giovane modella marocchina (morta l'1 marzo dopo un mese di ricovero all'Humanitas in circostanze tuttora misteriose) era in procinto di accusare Silvio Berlusconi di avere corrotto o tentato di corrompere testimoni nel processo principale sul caso Ruby. 

Il legale di Berlusconi, Federico Cecconi, oltre a parlare di "massima forma di dolore quando muore una persona", ha specificato che dal punto di vista tecnico-processuale "la morte di Imane Fadil ci danneggia, perché le sue dichiarazioni ora entrano direttamente nel processo senza possibilità per noi di fare il controesame".

Fadil, insieme a Chiara Danese e Ambra Battilana, si era vista negare la possibilità di partecipare al processo come parte civile: il giudice aveva infatti accolto il ricorso in tal senso proprio del legale di Berlusconi, secondo cui le tre giovani non erano realmente state danneggiate dallo "scandalo" ruotato intorno a Ruby.

Nulla di nuovo sul fronte del decesso di Fadil: entro giovedì 21 marzo si avranno a disposizione gli esiti dei test sulla radioattività, fondamentali per capire la "direzione" che prenderà l'inchiesta (attualmente per omicidio volontario) aperta dalla procura di Milano, mentre ancora giovedì terminerà l'autopsia sul cadavere della 34enne. L'unica cosa certa per ora, riferita dal procuratore capo Francesco Greco, è il livello enorme di 4 metalli nel sangue e nelle urine di Fadil

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