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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
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È morto Beppino Drali

Addio al re delle bici. Dal negozio allo Stadera alle vittorie con Coppi: chi era "Il Drali"

Se ne sarà andato via in bici. Quelle bici che sono state la sua vita, quelle bici che ha costruito per decenni, senza preoccuparsi di avere davanti un campione come Fausto Coppi o un amatore qualsiasi. È morto a 93 anni, il giorno di Natale, Beppino Drali, il meccanico più famoso di Milano e patron dell'officina Drali, inaugurata quasi cento anni fa da suo padre Giuseppe allo Stadera. 

Da lì sono passati intere generazioni di milanesi e campioni della storia, su tutti quel Fausto Coppi per cui "Il Drali" - il suo soprannome da meneghino vero - aveva costruito il primo telaio nel '45, l'anno prima della Sanremo vinta da Coppi. All'officina, prima in via Agilulfo 16 e adesso in via Palmieri 25, Beppino era sempre con gli attrezzi in mano e la tuta blu addosso, tra una chiacchiera con Girardengo, Binda, Binda, Bartali, Maspes, e una bici da passeggio da aggiustare.

"Ti abbracciamo Pep, ci mancherai", hanno scritto sui social i suoi collaboratori di adesso. "Un po’ di giorni fa pedalavo con un gruppo di amici e ho detto loro 'voglio andare a conoscere il Drali'. Troppo tardi, ma rimarrai nel cuore di tanti milanesi e di tanti italiani. Anche nel mio", il commento del sindaco di Milano, Beppe Sala. 

Tanti i ricordi sui social dedicati al 93enne, che poco fa era stato nominato cavaliere del lavoro. "Il Drali era un telaista che per una vita intera ha modellato biciclette nella sua officina sul Naviglio Pavese in via Chiesa Rossa, con la sua tuta blu da meccanico e il suo immancabile cappellino da ciclista, con la visiera tirata all’insù - il commiato di Natale Carapellese, presidente del municipio 5 -. Il Drali conosceva tutti i segreti della bicicletta, adorava Fausto Coppi, nel 2015 gli facemmo visita con Stefano Boeri durante una passeggiata nel quartiere e lui non smetteva di raccontare aneddoti in dialetto milanese insieme alla sua amata Marisa", scomparsa qualche anno fa. 

"Per una vita ha lavorato nella sua antica bottega in via Agilulfo, tra via Chiesa Rossa e via Neera, l’officina aperta da suo padre Carlo nel 1925 come concessionario della Bianchi.  Nel 2017 si trasferisce in via Palmieri, sempre nello stesso quartiere, accettando di collaborare ad un progetto per rilanciare il marchio Drali con nuovi soci. Ritengo importante e utile ricordare la sua opera e il suo lungo percorso di vita, cercheremo di farlo nel modo migliore nel prossimo anno - ha annunciato Carapellese -. Ciao anima grande e Cavaliere del lavoro Drali!

Toccante anche l'addio della canottieri San Cristoforo, che ha voluto salutare il "guinott" nato nel 1928, "quando la bici era quasi l'unico modo per muoversi a Milano" e che "aveva appreso il mestiere prima da suo padre, Carlo, e dai grandi meccanici e telaisti del tempo come 'il Pinella' e Gilardi". "Nel quartiere Stadera, sul Naviglio Pavese lo conoscevano tutti, anche i ragazzini. Girava e per tutti c'era un saluto, una battuta, un racconto o anche tempo per un 'disinfettante', un amarino, come lo chiama il Drali. Tra i ricordi anche quando fece passare il mitico Coppi da un telaio 61 a un 59. Troppo alto a suo parere il 61 nonostante le gambe lunghe del 'campionissimo' e fu lo stesso Coppi il primo a dire che aveva ragione lui. Ma furono in molti ad accorrere alla sua corte, dal francese Anquetil, cinque Tour de France, a Maspes, sette volte campione del mondo su pista. Nella giornata di Natale Milano perde una delle pagine più antiche e fulgide del ciclismo milanese", le parole della canottieri, che aveva ospitato "Il Drali" a un concerto organizzato sulle canoe e su delle speciali bici. Le bici, la vita di Beppino. 
 

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