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Daverio - Foto Ansa

Daverio - Foto Ansa

Morto Daverio, storico d'arte ed ex assessore a Milano. Addio al "Lumbard cosmopolita"

Philipe Daverio, ex assessore del comune di Milano, si è spento a 70 anni. Il ritratto

È morto mercoledì 2 settembre a Milano, all'età di 70 anni, Philippe Daverio, famosissimo storico dell'arte e personaggio televisivo molto noto. 

Il divulgatore si è spento nella notte all'Istituto dei tumori. A dare la triste notizia è stata la regista e direttrice del Franco Parenti, Andree Ruth Shammah. "Amico mio ....il tuo silenzio per sempre è un urlo lancinante stamattina", ha scritto in un post su Instagram. 

Philipe Daverio, storico d'arte ed ex assessore

Nato in Francia, a Mulhouse il 17 ottobre del '49, si era trasferito in Lombardia da giovane e aveva studiato economia e commercio alla Bocconi. Si era sempre definito un "Lumbard cosmopolita". Nonostante avesse superato tutti gli esami non si era laureato per sua scelta. Lui stesso diceva: "Io non sono dottore perché non mi sono laureato, ero iscritto alla Bocconi nel 1968-1969, in quegli anni si andava all'università per studiare e non per laurearsi". Proprio sotto la Madonnina aveva iniziato la sua carriera da mercante d'arte, aprendo una galleria in via Montenapoleone, al civio 6, che presto sarebbe diventata tra le più famose della città.

È stato, dal 1993 al 1997, nella giunta Formentini del comune di Milano, dove ricopriva l'incarico di assessore con le deleghe alla Cultura, al Tempo Libero, all'Educazione e alle Relazioni Internazionali. Famoso per la sua partecipazione al Sessantotto e celebre per il suo stile eccentrito - indimenticabili i suoi papillon - aveva accettato di entrare nella giunta leghista per quella sua interpretazione libera, quasi artistica, della politica. Che lo aveva portato a riprovarci nel 2009 con Penati. 

Foto - Il ricordo di Andree Ruth Shammah

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Il restauro di palazzo Reale e l'attività da docente

Durante il periodo da assessore si era occupato del restauro e del rilancio di Palazzo Reale a Milano. Opinionista per "Panorama", "Liberal", "Vogue", "Gente", consulente per la casa editrice Skira, Philippe Daverio si è sempre definito uno storico dell'arte. Così infatti lo ha scoperto il pubblico televisivo di Raitre: nel 1999 in qualità di "inviato speciale" della trasmissione Art'è, nel 2000 come conduttore di Art.tù, poi autore e conduttore di Passepartout, programma d'arte e cultura che ha avuto grande successo e notevole riconoscimento di critica e di pubblico.

Accanto all'attività da divulgatore, c'era poi la sua passione per l'insegnamento. È stato incaricato di un corso di Storia dell'arte presso lo Iulm e aveva tenuto corsi di Storia del design al Politecnico di Milano. Dal 2006 Philippe Daverio era Professore Ordinario di "Sociologia dei processi artistici" all'Università degli Studi di Palermo, facoltà di Architettura - dipartimento Design. Era membro del Comitato Scientifico del nuovo Grande Museo del Duomo di Milano, del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Cini di Venezia e del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Corriere della Sera.

La Scala e "Save Italy"

A maggio 2018 era stato scelto come rappresentante nel consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro alla Scala da regione Lombardia. 

Celebre il suo movimento "Save Italy", fondato nel 2011, nell'anno del 150° anniversario dell'unità d'Italia, per invitare cittadini e intellettuali a impegnarsi nella salvaguardia dell'immenso patrimonio artistico italiano. 

"La denominazione inglese - aveva spiegato lui stesso durante una conferenza - serve a testimoniare che il patrimonio culturale dell'Italia non appartiene solo agli italiani ma al mondo intero, anche perché il latino si studia oggi molto più a Oxford che a Pavia".

Morto Daverio, un uomo libero

"Con Philippe Daverio scompare uno dei grandi protagonisti della vita culturale di Milano degli ultimi decenni - l'addio del sindaco meneghino, Beppe Sala -. Daverio è stato un innamorato di Milano cui ha sempre dato la forza della sua originalità e della sua competenza, dal Comune alla Scala fino al Museo del Duomo e a Brera".

"L’ho visto all’opera in tanti frangenti, non sempre ho condiviso le sue posizioni, ma mi ha sempre colpito la sua libertà di pensiero. Soprattutto Milano e l’Italia devono allo spirito internazionale e alla capacità comunicativa di Philippe la sua lotta in difesa del bello e dell’arte del nostro paese di cui fu un instancabile e geniale divulgatore - ha riconosciuto il primo cittadino -. Grazie, Philippe, and save Italy!”.

"Geniale, per certi aspetti unico. Passione e competenza hanno caratterizzato la sua esistenza, sempre segnata da un’energia e una voglia di fare dirompenti", il ritratto di Daverio fatto dal presidente di regione Lombardia, Attilio Fontana, nel suo saluto allo storico d'arte. 

"Aveva la Lombardia nel cuore e lo ha dimostrato in mille occasioni con saggi, romanzi, video e in tante altre espressioni. La Regione e i lombardi lo ricorderanno sempre con affetto e con quella familiarità che sapeva trasmettere in maniera ineguagliabile. Grazie di tutto Professore, riposa in pace", il commiato del governatore. 

"Ci ha lasciato questa mattina Philippe Daverio. Lo vogliamo ricordare come storico dell'arte e importante divulgatore culturale. Mancherà tantissimo a Milano, al Paese, a tutti noi per la sua costante passione per la cultura e la sua divulgazione", le parole di Roberto Cenati, presidente dell'Anpi di Milano.

"L'Europa come sorgente e destino per la nostra comunità: un'idea potente che Philippe Daverio ha sempre portato avanti, con il suo lavoro di critico e di divulgatore, il suo impegno di appassionato partecipe al dibattito pubblico della società, le responsabilità civili importanti assunte come quella di Assessore alla Cultura di Milano negli anni '90.", il commento di Filippo Del Corno, assessore alla cultura di palazzo Marino.
 

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Il cordoglio di colleghi e amici: "Se ne va un eccezionale divulgatore"

Tantissimi colleghi, amici e conoscenti stanno lasciando messaggi di cordoglio sui social. "Con Philippe Daverio se ne va non un semplice critico d’arte, ma un eccezionale divulgatore che ha raccontato la cultura sempre con garbo, eleganza e simpatia. Una grave perdita per tutto il Paese", scrive la conduttrice Myrta Merlino. "Un dolore grande. Un uomo colto, raffinato, appassionato, un vero narratore, un affabulatore. È stato un privilegio ascoltarlo e leggerlo. Non vedo altri come lui", replica Sergio Moriani.

""Nasco nel 1958,una storia complessa: studio alla scuola francese, in Alsazia, e poi alla Scuola della comunità europea di Varese. Mio nonno aveva servito il kaiser, ma er francese: sono un Lumbard cosmopolita". Philippe Daverio ci lascia: tutto perso, come lacrime nella pioggia", è il commovente ritratto del giornalista Luca Telese. "L’arte, la bellezza e la cultura saranno più sole senza di lui. Nessuno sapeva raccontarle meglio di Philippe Daverio. Da docente e parlamentare della Commissione cultura non posso che esprimere dolore per la scomparsa di una persona di tale valore. Buona vela, maestro", scrive Patrizia Prestipino (Pd). 

"Philippe Daverio. Quando parlava di arte sembrava che ti raccontasse un segreto. Che dispiacere. Rip", chiosa la giornalista Caterina Baffoni. "Eccentrico, sopra le righe, capace di narrare l'arte come fosse magia. Philippe Daverio riusciva a trovare il bello in ogni particolare - aggiunge la deputata Vittoria Casa (M5S) -. La sua eleganza mancherà tantissimo alla cultura italiana ma il suo stile resterà modello per la divulgazione artistica". "Parlava d'arte al popolo senza essere mai noioso, rendendo degno di nota anche una punta di un cancello ferrato. Capace di evidenziare, con la sua arte oratoria e col suo sguardo quei particolari a volte invisibili o sconosciuti ai più causa ignoranza. Grazie Prof", è l'ultimo abbraccio di un suo ex allievo.

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